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Desio: “Salviamo il Quagliodromo da Pedemontana”

28 novembre 2023 | 12:06
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Desio: “Salviamo il Quagliodromo da Pedemontana”

Sono arrivate le lettere d’esproprio ai proprietari. Il circolo ricreativo, nel quartiere San Carlo, dovrà lasciare spazio alla nuova autostrada. Via anche le associazioni “Levrieri” e del tiro a segno. “Realtà storiche spazzate via per fare posto alla cementificazione”

“Questa è una delle poche aree verdi rimaste nella zona: sarà spazzata via da Pedemontana”. Non si arrendono i responsabili del circolo “Quagliodromo”, dell’associazione “Levrieri” e  dell’associazione “DAC tiro aria compressa” , che hanno sede in via Dei Boschi a Desio, al confine con Seregno e Cesano Maderno. L’area si trova sul tracciato di Pedemontana: nelle scorse settimane, ai proprietari dei terreni della zona sono arrivate le lettere d’esproprio

Il circolo ricreativo “Quagliodromo”

“Il Quagliodromo San Carlo esiste da quasi 50 anni – spiega Rosella Arienti che porta avanti la causa insieme all’anziano padre Luigi, presidente del circolo – Nel lontano 1974 è stata rilasciata la prima licenza di somministrazione alimenti e bevande, così da diventare un vero e proprio circolo ricreativo, ritrovo ludico. Il Quagliodromo è nato in una zona di periferia, strade dissestate, assenza di illuminazione, luoghi abbandonati a sé stessi. Grazie alla sua presenza e affluenza di gente questa zona è sempre stata salvaguardata negli anni da criminalità, incuria dei territori, degrado ambientale; ne ha avuto beneficio anche l’ambiente circostante, con la manutenzione dei campi ed evitando l’abbandono di rifiuti di ogni genere”. Dove ora c’è il circolo, passerà l’autostrada  Pedemontana. “Nel 2009 c’era un progetto che prevedeva l’esproprio – afferma Rosella Arienti – . Nel 2018 il progetto è stato modificato e gli espropri avrebbero dovuto essere di meno rispetto al previsto. Poi, di punto in bianco, a metà ottobre ci è arrivata la notifica dell’esproprio da parte di Pedemontana”. 

Le associazioni Levrieri e tiro a segno

Spariranno anche le associazioni  che, nel corso degli anni,  hanno trovato sede in questo fazzoletto di terra.  Come l’associazione “Levrieri” che  organizza allenamenti e gare nazionali, frequentata da una sessantina di persone.
“La chiusura del Quagliodromo – afferma Tommaso Curci dell’associazione Levrieri –  comporterà per noi un disagio enorme. La perdita di un campo curato ed efficiente, creerà un danno a tutti i suoi frequentatori. Non parlo solo per la finalità ludico/sportiva, ma anche per l’aspetto sociale che verrà a mancare a tutte le persone che in questa struttura si sono conosciuti, frequentati, diventati amici e vissuto esperienze positive e felici. Lo so che è complicato che si possa tornare su passi ormai decisi, ma se ogni tanto si pensasse anche al benessere della gente e degli animali, invece di anteporre sempre il denaro”.
Nella stessa area, ha sede anche l’associazione che promuove il tiro a segno e tiro dinamico sportivo ad aria compressa.  “La nostra associazione ha una sessantina di soci: ci dispiace molto lasciare questo posto” affermano  Donato Di Pinto e Riccardo Camatti vicepresidente e segretario del ”Dac Desio Aria Compressa”.

“Perchè non valutare di ridurre il mostro?”

“Il circolo Quagliodromo coinvolge circa mille persone” aggiunge Rosella Arienti, che spiega: “Il circolo ha sempre fatto del bene alla città, ha anche fatto delle donazioni importanti a Croce Rossa e alla Lega Tumori. Tutto questo non conta?”.  “Forse questi gesti non contano e non possono nulla di fronte a Pedemontana. La nuova autostrada non servirà a salvarci dagli ingorghi del traffico. Ne andrà di mezzo la salute.  Perché allora insistere ad esempio con 3 corsie, defraudare tutti i territori indistintamente, al posto di contenere gli spazi da occupare e restringere così l’area degli espropri?  È dal 2009 che si parla di planimetrie, poi progetti di modifica intorno al 2018 e riduzioni dei territori; ad un tratto a metà ottobre sono ricomparsi invece i progetti del 2009 ad insaputa di tutti. Ma con delle varianti che nemmeno i vecchi espropriandi conoscevano e con procedura d’urgenza. Per che cosa? Per utilizzare i fondi che altrimenti sarebbero sospesi? Perché non valutare di ridurre questo mostro, non cementificare tutto e lasciare vivere le attività e l’ecologia?”