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Monza, al Teatro Manzoni Stefano Massini rende attuali i sogni di Sigmund Freud

28 gennaio 2024 | 10:13
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Monza, al Teatro Manzoni Stefano Massini rende attuali i sogni di Sigmund Freud

Il drammaturgo porta in scena un lavoro avvincente sull’inconscio umano in cui tra paure, fobie e memoria, si scopre quanto c’è di vero nelle immagini che emergono nella nostra testa quando abbiamo gli occhi chiusi.

Monza. I sogni suscitano fascino. A volte paura o curiosità. Ma la loro interpretazione, ben oltre la fortuna cercata da alcuni nei numeri del lotto, può metterci di fronte a chi siamo veramente. Magari dando sfogo a quel bambino a cui abbiamo dovuto rinunciare per soddisfare le convenzioni sociali e le attese nostre e degli altri.

Temi esistenziali e profondi che vedono nei sogni la cartina di tornasole di meccanismi mentali complessi da scardinare. Se Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, fu il primo a farne una scienza con la sua interpretazione dei sogni, Stefano Massini, scrittore e drammaturgo toscano, ne propone al Teatro Manzoni di Monza una visione capace di conquistare il pubblico per le sue trame narrative, quasi affabulatorie.

SUL PALCO

Attraverso la riproposizione e il racconto di numerosi casi clinici, talora drammatici, talora perfino buffi e occasionali, affrontati da Freud alla fine dell’Ottocento nel corso della sua attività professionale, Massini, che ha scritto, diretto e interpretato lo spettacolo L’interpretazione dei sogni, porta in scena una pièce in cui il pubblico viaggia per quasi due ore nell’inconscio umano e riflette sul prezzo da pagare perché ognuno di noi scenda a patti con la realtà sociale in cui vive.

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L’incipit dello spettacolo, che Massini ripropone sul palco cinque anni dopo la versione teatrale realizzata a Milano al Teatro Strehler, a sua volta frutto di un decennale lavoro su “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud, ci mostra il padre della psicoanalisi, ben presto conosciuto come il “medico dei sogni”, alle prese con uno dei primi casi di cui si è occupato.

I SOGNI

La cameriera Betta, una giovane 17enne affetta da crisi notturne, che ad un certo punto scappa dalla casa di Freud, per lei “froid”, cioè freddo in francese, perché arriva a percepire la sua pericolosa capacità di entrare nella testa delle persone attraverso gli occhi e rubarne ciò che ne è all’interno.

Gli stimoli familiari, provenienti dalla moglie Martha e dalla prima figlia, Mathilde, portano Freud a comprendere anche un suo sogno ricorrente, quello del cocchiere, in cui emerge tutta la sua difficoltà a conciliare il lavoro e la sua presenza in casa per sostenere la consorte ed occuparsi dei numerosi pargoli.

Con il passare degli anni, il neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, nel racconto di Massini, mette a punto un proprio metodo per interpretare i sogni. A sintetizzarlo è la frase “nascondere la Prussia dietro la Cina“, cioè la predisposizione di ognuno di noi ad omettere alla luce del giorno la profondità dei nostri reali desideri ed inclinazioni, che poi però inevitabilmente riemergono prepotentemente durante la notte una volta che chiudiamo gli occhi.

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L’INTERPRETAZIONE

Ecco, allora, che, in un crescendo emotivo ben rappresentato da Stefano Massini sul palco del teatro Manzoni di Monza, dove sarà in scena anche oggi, domenica 28 gennaio, alle ore 16, Freud matura la consapevolezza scientifica della vita sociale come un lungo Carnevale in cui ognuno indossa più maschere per far fronte ai tanti “non si può”. E a volte, le paure diventano fobie trasformando le immagini in mostri.

Come nel caso della paziente Katharina, una giovane donna ossessionata dalla paura di provocarsi tagli da cui potrebbero generarsi emorragie mortali, ma in realtà incapace di fare i conti con i vari pezzi di cui, in un mosaico complesso e mai scontato, siamo fatti.

Perché le paure, proprio come i sogni, hanno una realtà che sembra intrinseca, a cui credere, nonostante le razionali evidenze opposte, quasi come ad una religione. Ed allora anche la memoria del passato, all’apparenza fermo ed intoccabile, si muove alla luce del presente, tra dettagli messi da parte ed altri che modificano forme e significati.

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IL MESSAGGIO

La conclusione, semmai ce ne possa essere una, è che “i sogni sono la voce del bambino che abbiamo ucciso per diventare l’adulto che siamo” afferma Massini nella parte finale del suo spettacolo. Quel bambino, quasi con un fare dispettoso, riesce a riprendersi un suo spazio nel buio della notte. Proprio quello di cui da piccoli abbiamo paura e che, da grandi, si trasforma nell’eterno oblio della morte.

Realtà e sogno sono stanze comunicanti” recita lo scrittore e drammaturgo toscano, unico italiano a vincere il Tony Award, prestigioso premio teatrale statunitense. E se questo è vero, i nostri occhi sono la porta che li mette in collegamento. Meglio, quindi, provare a non tenerli chiusi anche nelle ore in cui siamo svegli.