Monza, intervista al consigliere Francesco Racioppi: “Obiettivo diventare Città 30”

L’idea di una Monza Città 30 piace a Francesco Racioppi per migliorare la convivenza tra pedoni, ciclisti e automobilisti.
Monza Città 30? Non ancora, ma il modello bolognese piace a FrancescoRacioppi, consigliere comunale di LabMonza – La Sinistra Civica Ambientalista. L’obiettivo è rivalutare le strade come uno spazio pubblico di convivenza tra pedoni, ciclisti e automobilisti, ma il provvedimento promette di più: maggiore sicurezza stradale, minor inquinamento ambientale e acustico ed anche un traffico più fluido.
Da martedì 16 gennaio 2024, nel capoluogo dell’Emilia-Romagna, sono infatti entrate in vigore le ordinanze che istituiscono il limite di velocità di 30 km/h per circa il 70% delle strade urbane. Per il consigliere Racioppi i dati raccolti dopo circa due settimane dall’attuazione, o dopo trent’anni di sperimentazione a Graz, sono sufficienti per promuovere il provvedimento anche a Monza.
Monza Città 30, l’intervista a Francesco Racioppi (LabMonza)
Monza è già pronta ad accogliere il limite 30 km/h?
“Monzadovrebbe essere già pronta perché i primi provvedimenti in Europa sono stati presi già trent’anni fa. Si può dire quindi che abbiamo accumulato un grande ritardo. Inoltre notizia di questi giorni è il superamento dei livelli di inquinamento dell’aria della provincia e della nostra città previsti dalle norme. La minoranza di centro destra nella fase di bilancio ha però bollato il provvedimento delle zone 30 come ideologico, ma non è così: in altri comuni buone amministrazioni sia di centro sinistra che di centro destra hanno già adottato questa misura. Non vedo perché Monza non debba essere pronta ad introdurre le zone 30 km/h per raggiungere l’obiettivo, tra qualche anno, di diventare Città 30. Questo non vuol dire che tutte le strade della città avranno il limite ridotto a 30km/h: nessuno vuole abbassare il limite su Corso Milano o Viale delle Industrie ad esempio”.

L’assenza di una metropolitana quanto ostacola questa transizione? Diverse sono le critiche dei monzesi anche verso i mezzi di trasporto odierni, come bus e treni.
“Va fatta una riflessione sul trasporto pubblico locale, come abbiamo detto nel nostro intervento, e nessuno può negare che Monza e la provincia abbiano molto da migliorare. Le zone 30 sono un valido provvedimento, ma sappiamo che assieme a quello va migliorato il trasporto pubblico locale. È chiaro però che questo non lo possono fare i singoli enti comunali perché non c’è una direttissima competenza in ambito di trasporto pubblico locale, ma bisogna lavorare assieme all’agenzia di bacino, se non sbaglio ATM, e alla provincia di Monza e Brianza. Bisogna però aprire una parentesi: il governo Meloni con l’ultima finanziaria toglie 600 milioni di euro dai fondi di solidarietà agli enti locali, di cui una buona parte sarebbe andata sul trasporto pubblico locale. La coperta per gli enti locali è quindi corta. Ad ogni modo io sono convinto che con le zone 30 si debba partire subito perché è vero che c’è una mancanza dal punto di vista del trasporto pubblico locale, costringendo a volte l’uso del mezzo privato, ma davvero il limite 30 km/h abbasserebbe la velocità di percorrenza? Se infatti chiedessi la velocità media di percorrenza ai cittadini monzesi, secondo me sarebbe inferiore ai 30 km/h”.

Qualcuno non potrebbe però replicare che questa velocità media è ottenuta andando a 50 km/h?
“Potrebbe essere una contestazione, ma risponderei che con il limite a 30km/h nelle città dove è già applicato la circolazione è più fluida. Non sto dicendo che la velocità media aumenti, ma sicuramente la velocità di percorrenza non cambia. Sulla pagina Instagram di Coalizione Civica Bologna è possibile assistere a un esperimento a riguardo. È stato infatti provato che il tempo di percorrenza dello stesso tragitto a 30km/h o a 50km/h non varia. A rallentare la marcia non è la velocità, ma l’alternarsi di semafori e code“.
Portare come dato i risultati di altre città europee, già dotate di una rete di trasporti pubblici più capillare ed efficiente, potrebbe scoraggiare e aumentare lo scetticismo verso il limite 30 km/h?
“È giusto prendere d’esempio le capitali europee, ma comunque non sono le uniche città ad aver adottato il limite 30 km/h. Già trent’anni fa Graz, in Austria, aveva cominciato questo rinnovamento ed è una città più paragonabile a Monza. In ogni caso se Monza, come da programma elettorale della coalizione di centro sinistra, vuole essere capoluogo europeo si deve misurare con le altre città. Il paragone può far paura, ma bisogna uscire da quest’ottica provinciale perché Monza non ha nulla da invidiare a città simili in Europa. Sicuramente siamo più indietro rispetto ad alcune questioni, ma non dobbiamo smettere di progredire e di puntare a modelli di città come quelle”.

Il limite 30 km/h può mettere in secondo piano la manutenzione stradale? Chi è contrario sostiene che le strade italiane e monzesi necessitino prima di interventi di conservazione viaria.
“Questo è un discorso di manutenzione ordinaria più che viabilistico. Non si chiede ai cittadini di non fare questa distinzione, ma queste critiche non le condivido. Il limite 30 ha diversi pregi e probabilmente anche dei difetti, non posso escluderlo, ma di sicuro non annoveriamo tra i pregi un possibile risparmio nelle casse del comune rispetto alla manutenzione stradale e segnaletica. Gli obiettivi sono la maggiore sicurezza, aria più pulita e una migliore convivenza tra pedoni, ciclisti e automobilisti”.
Come commenti i pareri di Salvini a proposito delle zone 30?
“Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini prima finanzia con un importo da 13 milioni di euro questo tipo di iniziative per gli enti comunali, ma poi in campagna elettorale per le elezioni europee si rimangia tutto e cerca di ostruire il lavoro degli enti. Anche se ora il ministro Salvini è in campagna elettorale, nei comuni si pensa e si lavora per il bene delle città e dei cittadini. Il ministro può anche fare campagna elettorale sulla sicurezza dei cittadini, ma l’aspetto viabilistico e la sicurezza dei cittadini è in capo ai sindaci. Quindi pregherei il ministro Salvini di fare meno polemica e di lasciare lavorare i comuni. Un comune poi, sia di centro destra che di centro sinistra, può scegliere di non applicare le zone 30, ma mettere il becco anche su una questione di sicurezza per fare campagna elettorale è almeno moralmente discutibile“.

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