Genitori violenti agli stadi? La risposta un regolamento e un’associazione

Jeda: “I genitori devono fare i genitori e non gli allenatori, i preparatori sportivi, i tecnici o gli arbitri”
I genitori che si sono presentati lunedì 11 al convegno “Genitori Sportivi, un’alleanza possibile“, non sono quelli che vanno sugli spati con il megafono o quelli che insultano l’arbitro anche durante le partite dei bambini. Quelli sono rimasti a casa, magari a insultare il guardalinee dalla poltrona. Eppure nella Biblioteca Civica di Verano Brianza grazie ad ospiti del calibro di Valeria Resta, psicologa dello sport e psicoterapeuta – Fondatrice master di psicologia e degli esport, grazie a Alexander Avankumocic presidente della commissione cultura e sport del Coni Lombardia e a Jeda (Jedaias Capucho Neves, noto come Jeda), ex giocatore di serie A e oggi istruttore e fondare di un’accademy, si sono dette cose interessanti sul ruolo e il comportamento dei genitori a bordo campo (o sugli spalti). Tanti, troppi i fatti di cronaca e di sangue che hanno imbrattato le poltroncine.
Perchè se è vero che i peggiori comportamenti si vedono sulle tribune dei campi da calcio, è anche vero che non solo in quegli ambienti succede che i genitori arrivino alle mani o insultino gli arbitri (o facciano di peggio).
Guardate questo video:
E così durante la rassegna Verano Sportiva, promossa dall’assessore allo sport Beatrice Occhionero, composta da tre appuntamenti, di cui appunto il primo è andato in scena lunedì sera e i prossimi saranno il 25 marzo (Allenatori 2.0 – Empatia e comunicazione) e l’ultimo sarà il 15 aprile (dirigenti del futuro – fair play e gestione), ciò che ha più colpito è stata la lucida analisi fatta da Alexander Avankumocic, Coni Lombardia, che ha rivendicato con forza il ruolo ufficiale che dovrebbero avere i genitori. “Sta nascendo la prima associazione genitori sportivi, è un primo passo per affermare in maniera ufficiale quale ruolo devono avere i genitori di figli che praticano lo sport.” Il discorso che ha fatto Alexander Avankumocic è stato molto più ampio e articolato rispetto a quello che possiamo riportare qui, ma il messaggio in sintesi era questo.

Rilevante anche la proposta fatta da Valeria Resta: “Serve che ogni società si doti di un regolamento per i genitori. Ci sono quelli per gli iscritti, ma è giusto che cis siano anche per chi vive di fatto la vita della società. Chi trasgredisce il regolamento, si comporta male, cartellino giallo e se continua, cartellino rosso. Un regolamento condiviso perchè laddove non arriva il buon senso è gusto proporre delle regole. ”

I passi da fare sono tanti e lo sa bene Alessandro Crisafulli, giornalista e fondatore della Scuola Genitori Sportivi, consulente per lo sviluppo dei settori giovanili, sia dilettantistici che professionistici e ideatore del primo Asilo del calcio e multisport in Italia per bambini 2-6 anni, oggi responsabile Sviluppo GO-ALL franchising. Ha formato con i suoi eventi oltre 5.000 allenatori italiani. Però proprio lui è anima di questi incontri che pososo portare ad avere un clima migliore negli stadi.
Sulla stessa lunghezza d’onda Jeda, ex giocatore di calcio di Serie A. “i genitori devono fare i genitori e non gli allenatori, i preparatori sportivi, i tecnici o gli arbitri – ha affermato il campione che ha aggiunto “Mi fanno sorridere qui genitori che spesso vogliono parlare con il mister. Quando un genitore decide di affidare il proprio figlio ad una società deve avere fiducia in quella scelta e avere pazienza. Fiducia e pazienza, nulla di più.”