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Protezione Civile Monza, venti anni tra terremoti, fango, esondazioni e le emozioni più forti

5 marzo 2024 | 07:57
Protezione Civile Monza, venti anni tra terremoti, fango, esondazioni e le emozioni più forti

Dal fango del Lambro e dal dolore della città travolta nel 2002 dall’esondazione del fiume, nacque l’idea di dotarsi di un servizio di protezione Civile strutturato in capo al Comune

Tutto è nato dopo l’evento che sconvolse Monza e che tutti monzesi ancora ricordano e mai potranno dimenticare: l’esondazione del Lambro del 2002. Giorni bui, di vento e pioggia continua, in cui l’acqua del fiume inghiottì il centro della città lasciando fango, distruzione, paura e quell’odore di salmastro che tanti monzesi ancora ricordano. Un’esondazione che portò via con sé anche un monzese, Walter Ros, deceduto travolto dalle acque scure del Lambro. Dal 2002 in poi qualcosa cambiò. Dal fango del fiume e dal dolore della città allagata nacque l’idea di dotarsi di un servizio di Protezione Civile strutturato in capo al Comune in grado di gestire le emergenze in modo pronto e coordinato.

Nel 2003 iniziò un percorso amministrativo e burocratico che venne vissuto dalla città con grande entusiasmo. Gli aspiranti volontari di Protezione civile furono oltre ogni aspettativa e neanche il salone della Villa reale, appositamente prenotato per ospitare il primo incontro di formazione, non bastò a contenere i monzesi desiderosi di indossare la divisa da volontario. A guidare, fin dall’inizio la Protezione Civile di Monza, fu Mario Stevanin, che ancora oggi, dopo 20 anni è il responsabile del progetto. Attualmente, il gruppo conta circa 80 volontari, suddivisi in cinque squadre di intervento e sei nuclei specializzati.

Abbiamo parlato con Mario Stevanin per ripercorrere insieme a lui questi venti anni di Protezione civile al servizio della città di Monza.

Quali sono stati gli eventi più significativi in questi 20 anni?

I nostri volontari sono intervenuti nelle più grandi emergenze italiane di questi ultimi 20 anni. A partire dal terremoto dell’Aquila nel 2009, nel 2012 in Emilia e nel 2016 ad Amatrice. Sono stati momenti in cui abbiamo portato l’aiuto della nostra città nelle situazioni più dolorose e difficili che la nostra nazione ha attraversato. Le immagini che conservo nei ricordi sono centinaia. Non immagini di atti eroici ma di gesti semplici di vicinanza alle persone in difficoltà, di fatica fisica, di tensione ma anche di grandi soddisfazioni.

protezione civile monza

E a Monza? quali sono stati i momenti più delicati in cui siete intervenuti?

Abbiamo prestato servizio gestendo le esondazioni del Lambro nel 2009 e nel 2014. Poi la scorsa estate abbiamo avuto dei giorni difficilissimi per la gestione del downburst nel mese di luglio. Un evento metereologico unico che ha messo a dura prova l’intera città e il parco in assoluto. Il tutto nei giorni di un grande concerto. Abbiamo quindi lavorato su due fronti, riuscendo a garantire la sicurezza e il pieno svolgimento del concerto. Un lavoro importante, di rete sia con i nostri volontari sia con le squadre provenienti dal resto del territorio. Un altro periodo di attività intensa e senza sosta è stato quello della pandemia, periodo che ha visto i nostri volontari in prima linea fin dal primo momento.

Come sono cambiati i volontari in questi anni?

Nei primi anni c’era una grande spinta verso il volontariato. Il primo corso per la formazione degli operatori era stato letteralmente preso d’assalto con oltre 100 iscrizioni. Ora la situazione è cambiata e anche la Protezione civile soffre della crisi del volontariato. La società è cambiata in 20 anni e gli impegni, soprattutto famigliari anche per le persone neopensionate, sono sempre di più. In quest’ottica è difficile assistere a un vero e proprio ricambio generazionale nel mondo della Protezione Civile. I nostri volontari sono sempre molto motivati e garantiscono un servizio preziosissimo per tutta la città ma mancano le nuove leve, disposte a investire parte del tempo libero a un servizio impegnativo come il nostro. Abbiamo, infatti, turni precisi di messa a disposizione e di reperibilità e questo fa da deterrente a quanti vogliono avvicinarsi al volontariato in modo, invece, più libero e meno vincolante.

Gli anni della gestione della pandemia hanno aiutato nella ricerca di volontari?

All’inizio la pandemia ha avvicinato diversi volontari alla Protezione civile ma, purtroppo, terminato il momento di emergenza c’è stato un graduale abbandono del nostro gruppo per un ingresso in associazioni differenti. La pandemia ha avuto il grande ruolo di accendere i riflettori sulla necessità di fare qualcosa per la comunità e ha acceso anche le coscienze di tanti circa l’importanza di mettersi in gioco. Purtroppo però il numero di volontari che hanno deciso di rimanere in Protezione Civile è stato limitato. La speranza è che altre persone possano avvicinarsi al nostro gruppo ed entrare stabilmente a far parte della nostra famiglia.

Proprio in questi giorni ha preso il via il nuovo orso per diventare volontari di Protezione civile.

Qui tutte le info.

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