La forza della volontà, lo scalatore Andrea Lanfri emoziona il pubblico di Sport Specialist

L’alpinista toscano, che ha perso entrambe le gambe e sette dita delle mani dopo una meningite fulminante, ha raccontato come è rinato e, grazie alla passione per la montagna, è arrivato fino in cima all’Everest.
“Tutti possono raggiungere gli obiettivi che sognano!”. Potrebbe sembrare una frase da Baci Perugina, di quelle belle soltanto da dire e leggere. Ma se a pronunciare queste parole è Andrea Lanfri, colpito nel 2015, a soli 29 anni, da una meningite fulminante con sepsi meningococcica che gli ha causato l’amputazione delle gambe e di sette dita delle mani, si può davvero credergli.
Perché Andrea, toscano purosangue, dopo aver visto la morte molto da vicino, aver superato un mese e mezzo di coma e altri cinque di convalescenza in ospedale, è ripartito dal suo corpo ormai cambiato e, come ha raccontato nel negozioDF Sport Specialist di Bevera di Sirtori in uno degli incontri di “A tu per tu con i grandi dello sport”, “non solo sono tornato a fare le cose che mi piacevano prima della malattia, ma ho fatto molto di più“.

UN ESEMPIO PER TUTTI
Lanfri, infatti, ha prima iniziato a correre con protesi in fibra di carbonio e, da atleta paralimpico, ha conquistato medaglie agli Europei e ai Mondiali ed è diventato il primo atleta italiano con doppia amputazione degli arti inferiori a correre i 100 metri piani in meno di 12 secondi.
Poi, non soddisfatto di quanto ottenuto, ha ripreso la sua originaria passione per l’arrampicata e l’alpinismo. Un traguardo dietro l’altro, una vetta più alta dell’altra, è arrivato anche in cima al mondo, sugli 8848 metri dell’Everest, dove, come recita il titolo di un suo libro, ha potuto alzare le sue protesi in segno di vittoria e “toccare il cielo con tre dita”, le uniche rimaste.
“La malattia ha provato a togliermi la vita, ma non ci è riuscita – spiega Lanfri nel corso dell’incontro organizzato, in collaborazione con “La Nostra Famiglia”, associazione che si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, da DF Sport Specialist, ormai prossimo, il 18 aprile, all’inaugurazione del suo imponente building nell’ex Palazzo del Mobile di Lissone – sin da quando mi sono risvegliato in un letto d’ospedale ho sentito dentro di me una grande energia e la voglia di sfidare il batterio“.

DAL BASSO IN ALTO
“Ho imparato di nuovo a camminare, mangiare, scrivere – continua – non ho mai mollato e ho cercato di migliorarmi passo dopo passo. La chiave del successo è stata iniziare a correre, cosa che non facevo prima della malattia. Poi negli ultimi anni sono tornato alla montagna, a cui ormai mi dedico totalmente”.
Così Andrea, il cui motto è “i limiti sono solo nella nostra mente”, si è lanciato in progetti avventurosi che lo stanno conducendo ovunque in Italia e nel mondo. Come “From0to0” con il quale unisce bici, montagna e corsa partendo e tornando al livello del mare.
I PROGETTI
C’è poi “My7Summits”, che sta portando l’alpinista, scalatore ed esploratore toscano su ognuna delle vette più alte dei sette Continenti del nostro Pianeta. “Nel 2020 ho scalato il Monte Bianco (4810 metri), la cima più alta dell’Europa, nel 2022 l’Everest in Asia e il Kilimangiaro (5895 metri) in Africa” racconta tra un video e l’altro che documentano, con le immagini, i momenti salienti di queste imprese.

“Nel 2023 sono stato in vetta all’Aconcagua (6.962 metri) in America meridionale e, dopo una traversata di 130 chilometri attraverso paesaggi selvaggi, sul Monte Kosciuszko (2.228 metri) nell’Oceania Continentale – continua – fra un mese partirò per l’Alaska dove l’obiettivo è arrivare in cima al Denali (6.194 metri), la sommità più alta dell’America Settentrionale”.
LE PROSPETTIVE
A quel punto ad Andrea Lanfri, per completare il progetto “My7Summits”, mancherebbe solo il Monte Vision (4892 metri), vetta dell’Antartide. “In realtà aggiungerò un ottavo obiettivo, l’Elbrus (5.645 metri), in Russia, che secondo alcune classificazioni è considerata la vetta più alta d’Europa” annuncia.
Quale sia la montagna da scalare, indipendentemente dai compagni di avventura, una volta in cima il pensiero di Andrea, che quando è salito sull’Everest, primo uomo con pluriamputazioni a farlo, è pure entrato nel Guinness World Record, correndo a quota 5 164 metri il miglio più veloce con le lame (9 minuti e 48 secondi), è sempre lo stesso: “La fatica la lascio qui, la soddisfazione invece me la porto con me per sempre!” conclude.