Concorezzo, Cascina San Vincenzo sogna in grande: in “cantiere” nuovi progetti per accogliere sempre più famiglie

I nuovi progetti di Cascina San Vincenzo sono stati presentati martedì 4 giugno, in occasione della 50° Charter dei Lions Club di Vimercate.
Concorezzo. Allargare i propri spazi per garantire ancora più accoglienza. Questi i binari su cui scorre il futuro della Cascina San Vincenzo, preziosa realtà concorezzese che da oltre 20 anni si occupa dell’accoglienza di ragazzi autistici e delle loro famiglie guidandoli in un percorso di inclusione, crescita e autonomia. La presentazione dei nuovi ambiziosi progetti ha avuto luogo martedì sera, 4 giugno, nella sede di via San Vincenzo in occasione della 50° Charter dei Lions Club Vimercate.
Alla serata presenti la presidente del club lionistico vimercatese, Gabriola Chetta e in rappresentanza di Vimercate, il sindaco Francesco Cereda e l’assessore alla Cura della Persona Riccardo Corti.

I nuovi progetti di Cascina San Vincenzo
“Il Comune ha confiscato un’area di circa 6000 metri quadri nella zona industriale, in via Primo Maggio, di Concorezzo e l’ha affidata a noi per allargare la nostra proposta – hanno spiegato Efrem Fumagalli e ClaudioBossi, il Presidente e volto storico dell’Onlus tra gli applausi dei presenti. – In parallelo stiamo cercando di recuperare anche un ex padiglione Expo di 2000 metri quadri calpestabili su tre piani per organizzare altre nostre attività.”
L’Onlus, in questi nuovi spazi replicherebbe da una parte quello che fanno in sede con le terapie e con un’area socioeducativo. Dall’altra predisporrebbe un’area della formazione lavoro. In cantiere anche altri progetti tra cui l’apertura ad altre realtà del territorio. L’obiettivo è fare in modo che quello diventi un luogo di integrazione vissuto da quante persone più possibile.

Ma non è finita qui perché Cascina San Vincenzo, come ci ha abituati, non si ferma mai. “Parallelamente vorremmo creare un centro di alta formazione – ha continuato Bossi -. Vogliamo mettere a disposizione le nostre competenze per fare sì che magari altri replichino le nostre proposte. Per fare tutto quello che abbiamo in mente però ci servono tre milioni di euro di investimento che noi non abbiamo in tasca. Il nostro patrimonio lo chiediamo alla comunità dove siamo inseriti perché pensiamo sia generativo a partire dai nostri ragazzi.
“La fragilità può essere un elemento di rinascita -ha chiuso Claudio Bossi. – Quando vi arriva a casa un pacco con scritto fragile pensate che dentro ci sia qualcosa di prezioso. Se pensate ad un ragazzo fragile sarà la stessa cosa, conoscendolo scoprirete che dentro nasconderà qualcosa di prezioso.”
Gli inizi dell’Onlus concorezzese
“Questa struttura era di proprietà della Caritas ambrosiana donata da Giordano Meani – ha spiegato Efrem Fumagalli, durante la piccola visita iniziale. – La cascina cadeva a pezzi e così ci siamo offerti di prendercene cura per fare un progetto che si occupasse dei ragazzi autistici. Prima di raggruppare un po’ di soldi sono passati degli anni.”

“L’obiettivo però è sempre stato quelli di accogliere famiglie che condividessero l’autismo e costruire un centro specializzato. Abbiamo messo in piedi un lavoro di vicinanza tra le varie famiglie che lo frequentano. Allo stesso tempo siamo riusciti a costruire un progetto terapeutico composto da vari professionisti che negli anni è stato accreditato con regione Lombardia” ha concluso Fumagalli.