Stop alla cementificazione: le 7 proposte degli ambientalisti

Il Coordinamento ha presentato, il 7 ottobre scorso, contributi e suggerimenti: “serve una variante coraggiosa per fermare il consumo di suolo”, fanno sapere.
A distanza di oltre un decennio dalla sua prima approvazione, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) di Monza e Brianza è in fase di revisione, con l’obiettivo di affrontare nuove sfide territoriali. Questo processo di revisione, già iniziato nel 2022 con una variante per adeguare le soglie di consumo del suolo alle direttive regionali, si basa su un dialogo aperto con il territorio. Una call to action alla quale ha risposto il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP che ha presentato, il 7 ottobre scorso, contributi e suggerimenti: “serve una variante coraggiosa per fermare il consumo di suolo”, fanno sapere.
SERVE UNA VARIANTE AL PTCP CORAGGIOSA PER FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO
“Condividendo la necessità di aggiornamento di un piano che ha ormai 11 anni, l’auspicio è che non sia solo una variante normativa ma occasione per aumentare le tutele sulle aree libere e rigettare tutte quelle proposte che sono causa di un maggior consumo di suolo libero nella provincia più cementificata d’Italia secondo i dati del Rapporto ISPRA 2023”, scrivono gli ambientalisti.

Secondo il Coordinamento, infatti, Monza e Brianza, tra le province più cementificate d’Italia, non può più permettersi di consumare suolo senza freni. Presentando i propri contributi per la variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), il Coordinamento sollecita una revisione coraggiosa che non si limiti a modifiche normative, ma che rappresenti un reale scudo per le aree libere, in pericolo a causa di nuove proposte edilizie e progetti produttivi.
Nel mirino degli ambientalisti ci sono gli ambiti vallivi, dove il naturale scorrimento delle acque è già compromesso, e che ora rischiano di essere ulteriormente danneggiati da nuove costruzioni. Ma la preoccupazione si estende anche ai poli produttivi e ai centri logistici che, se sviluppati su suolo libero, aggraverebbero il traffico e l’inquinamento atmosferico e acustico.
Non solo, dagli ambientalisti arriva una critica anche alla mancanza di trasparenza sulle intese legate agli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP), per cui da tempo si attende un bilancio ufficiale. “Sulle intese è importante conoscere quante si sono concretizzate e avere informazioni sugli accorpamenti volumetrici, sulle compensazioni ambientali concordate, sulle permute di aree da inserire negli Ambiti Agricoli Strategici e nella Rete Verde – si legge nel comunicato stampa – Sempre sugli AIP è indispensabile chiedere una percentuale di suolo libero da conservare superiore al minimo solitamente applicato del 51%, del tutto insufficiente per la tutela del territorio. Per le aree dismesse occorre evitare la speculazione fondiaria e immobiliare e prevedere standard urbanistici e a verde da cedere in loco per impedire che chi ha lasciato andare in rovina un’area possa, per assurdo, essere premiato con maggiori volumetrie e minori cessioni, spesso monetizzate”.
Le osservazioni del Coordinamento rappresentano solo l’inizio di un percorso che punta a far della variante al PTCP uno strumento concreto per preservare l’ambiente e combattere la cementificazione incontrollata.
LE 7 PROPOSTE DEL COORDINAMENTO PER UNA VARIANTE CORAGGIOSA DEL PCPT
Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza ha presentato una serie di contributi e proposte per l’avvio del procedimento di variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP). Questa iniziativa, annunciata attraverso il Decreto del Presidente n. 116 del 27 agosto 2024, mira a rispondere alle necessità di aggiornamento di un piano vigente dal 2013.
L’Osservatorio sottolinea che la variante deve andare oltre la semplice revisione normativa; è essenziale un aggiornamento anche della cartografia allegata al Piano, che risulta obsoleta e superata. In questo contesto, le proposte formulate si concentrano su diversi aspetti critici della pianificazione territoriale. Di seguito, le sette proposte chiave:
Le 7 proposte per la variante al PTCP
- Ampliamento degli Ambiti Agricoli Strategici e della Rete Verde
Per il coordinamento è necessario recepire tutte le proposte di ampliamento degli Ambiti Agricoli Strategici e della Rete Verde, previste dai PGT approvati dal 2013 a oggi. Questo è fondamentale per aumentare le tutele sulle aree libere, in una provincia che è tra le più cementificate d’Italia. - Rigetto di Nuove Edificazioni
“Nella redazione della variante, devono essere escluse tutte le proposte che comportino nuove edificazioni e un incremento del consumo di suolo libero – scrivono – è necessario rigettare ogni proposta che aumenti i carichi urbanistici e il traffico sulla rete stradale. - Tutela degli Ambiti Vallivi
Il Coordinamento richiede un approfondimento sugli ambiti vallivi, estendendo la tutela anche agli ambiti non caratterizzati dalla presenza di corsi d’acqua, come i paleo alvei. È importante mantenere gli obiettivi di delocalizzazione delle edificazioni esistenti su aree dismesse e impedire nuove costruzioni nelle aree incluse nei corridoi fluviali e vallivi. - Censimento dei Poli Produttivi e Logistici
“I poli produttivi e logistici, esistenti e in progetto, devono essere censiti e individuati nella cartografia del Piano, escludendo l’uso di suolo libero – si legge nel comunicato – la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) deve quantificare le ricadute sul traffico e sull’inquinamento che queste strutture possono generare”. - Ambiti di Interesse Provinciale (AIP)
Richiedono una valutazione complessiva delle intese relative agli AIP, con particolare attenzione alle modalità di attuazione. È fondamentale avere una tabella ufficiale che documenti tutte le intese approvate e quelle non realizzate, assicurando che la conservazione del suolo libero sia mantenuta in misura prevalente. - Prevenzione del Degrado delle Aree Dismesse
Viene proposta dal Coordinamento l’inserzione di indicazioni per i Comuni affinché prevedano nei loro strumenti urbanistici misure atti a impedire la rovina delle aree dismesse e/o sottoutilizzate, mantenendo il decoro urbano e la sicurezza. - Standard Urbanistici per le Aree Dismesse
Infine gli ambientalisti richiedono che nel PTCP siano previsti standard urbanistici e quantità adeguate di verde da cedere in loco nei piani attuativi delle aree dismesse, affinché chi ha lasciato in rovina tali aree non venga premiato con maggiori volumetrie e minori cessioni.