Cadom MB festeggia 30 anni di lotta alla violenza di genere

Sono oltre 6mila le donne (in prevalenza tra i 28 e i 57 anni) accolte e sostenute da CADOM (Centro Aiuto DOnne Maltrattate) in questi anni, nel loro percorso di uscita dalla violenza, 144 solo nel 2023. L’associazione conta su 56 volontarie che si occupano dell’accoglienza, tre psicologhe, sette legali, una segretaria amministrativa, una operatrice di rete e un’esperta di orientamento lavorativo.
Monza. Dodici donne, riunite da un’idea, quella di Laura Fussi, di offrire aiuto a tutte coloro che avessero subito molestie, maltrattamenti, violenze sul territorio brianteo, seguendo l’esempio della Casa di Milano. Era il 13 maggio 1994 quando il sogno divenne realtà, con la nascita ufficiale dell’associazione. Oggi CADOM (Centro Aiuto DOnne Maltrattate) compie 30 anni, festeggiati con una serata, martedì 26 novembre, che ha visto la partecipazione di tante donne, operatrici, psicologhe, avvocate ma anche istituzioni, realtà associative e ospiti d’eccezione.
E sono oltre 6mila le donne (in prevalenza tra i 28 e i 57 anni) accoltee sostenute in questi anni nel loro percorso di uscita dalla violenza, 144 solo nel 2023. Operative ad oggi 56 volontarie che si occupano dell’accoglienza, tre psicologhe, sette legali, sia civiliste che penaliste, una segretaria amministrativa, una operatrice di rete e un’esperta di orientamento lavorativo.

La presidente Arena: “Vogliamo raggiungere più donne possibile”
“Noi non siamo solo volontarie ma operatrici di accoglienza, sì volontarie ma preparate e formate – spiega la presidente del CADOM Marilena Arena. “Qual’è il compito di CADOM oggi? Sicuramente quello di stare al passo con i tempi, raggiungere anche quelle donne che non hanno ancora trovato il coraggio di avvicinarsi a noi. Conoscere il linguaggio dei ragazzi e dialogare con loro per rendere sempre più efficaci i progetti di sensibilizzazione nelle scuole nei quali siamo impegnati. Il ruolo dei giovani nel volontariato è fondamentale. Durante l’ultimo corso di formazione dedicato alle volontarie abbiamo avuto una decina di donne al di sotto dei 35 anni, questo per noi significa poter offrire esperienze e punti di vista per ogni fascia di età”.

“Abbiamo inoltre in progetto di allargarci e di trasferirci in una nuova sede. Una volta che l’avremo trovata abbiamo intenzione di trasformarla in una casa di semi-autonomia per tutte quelle donne che hanno bisogno di recuperare energie, autonomia abitativa e lavorativa, e per farlo hanno bisogno di un posto dove stare. Prossimamente annunceremo una raccolta fondi in tal senso e confidiamo nel sostegno di quanti più amici possibile”.
CADOM: una storia lunga 30 anni
Tanti gli ospiti che nella serata di martedì 26 novembre si sono ritrovati presso lo spazio Manzoni 16 di Monza per festeggiare i 30 anni di attività. Tra loro l’assessora alle Pari opportunità del comune di Monza Andreina Fumagalli, Egidio Riva, presidente della Rete Artemide e Assessore al Welfare, Manuela Massenz, Sostituta procuratrice del tribunale di Monza e Cinzia Spanò, attrice e attivista presidente di Amleta. Ma presenti anche le quattro storiche presidenti dell’associazione. Proprio a partire dal loro racconto in sala hanno preso forma le tante battaglie e azioni intraprese negli anni fino ad arrivare ad oggi.

“Noi siamo partiti dall’esperienza della Casa di Milano ma volevamo offrire aiuto anche alle donne in Brianza – racconta Bona Gavazzi, storica presidente (dal ’94 al 2003) sul palco insieme a Patrizia Villa, Mimma Carta e Anna Levrero, nonchè tra le fondatrici dell’associazione. “Sono state tante le difficoltà, come quella di creare un’associazione, identificare figure e professionalità ecc ecc che hanno richiesto mesi di lavoro. Abbiamo capito che le nostre intenzioni non bastavano e dovevamo anche formarci. E lo abbiamo fatto anche grazie a Maurilia Gaviraghi, psicologa, che ci aiutò a capire cosa volesse dire non solo fare un “colloquio d’aiuto” ma anche comunicare con l’altro, con le parole, con il corpo. Con lei abbiamo pian piano fissato i punti della nostra metodologia dell’accoglienza che si basa anche sul non giudicare una donna, sul non dare consigli ma cercare di tirare fuori le sue risorse. All’inizio non ci conoscevano. Aprimmo un centralino e ricordo che alle prime telefonate non fu facile. Iniziammo a confrontarci sia con i comuni che con carabinieri e le altre forze dell’ordine e insieme siamo cresciuti”.

“Eravamo profondamente convinte che il nostro stare bene nell’associazione sarebbe stato la base per una buona accoglienza – prosegue Patrizia Villa. “Le testimonianze che le donne ci portavano in associazione ci parlavano della difficoltà che avevano avuto nel riconoscere il maltrattamento. Maltrattamento che si presenta in molte forme e a volte in modo subdolo. Questo ci portò fin da subito a focalizzare parte della nostra attività sulla prevenzione. Un punto importante che ci ha visto coinvolgere molte persone negli anni. Parallelamente è iniziato il lavoro nelle scuole. Non solo, negli anni ci siamo rese conto dell’importanza che aveva fare rete e di come un centro antiviolenza non fosse sufficiente”.
E negli anni sono tante le reti costruite in collaborazione con realtà e istituzioni sul territorio: Casa del Volontariato Monza, Forum del Terzo Settore Monza e Brianza, Rete Desbri, Rete Artemide Monza e Brianza in contrasto alla violenza di genere, Rete DIRE ma non solo. Decine i corsi di formazione sul territorio brianzolo per assistenti sociali, polizia locale, operatori sanitari e operatori volontari e i progetti portati avanti. Nelle scuole, come il progetto “MINERVA” del 2010/2011 per la prevenzione della violenza relazionale nella scuola media e superiore ma anche, ad esempio, in ospedale, con il corso di formazione nel 2018 sul maltrattamento rivolto alle ostetriche del San Gerardo di Monza.