Disturbi alimentari, Colombo (Sapio): “Numeri in crescita, servono più investimenti”

Focus del convengno, che ha visto la partecipazione di esperti di psicologia clinica, rappresentanti della Fondazione e testimoni diretti, i disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), unendo approfondimenti clinici e storie di vita. La cornice, nella mattinata di sabato 23 novembre, la sede del Sole 24 Ore a Milano.
Cosa significa parlare di disturbi alimentari, fenomeno sempre più diffuso soprattutto tra adolescenti e giovani adulti? E qual’è il legame con il disagio mentale? A queste domande ma non solo ha provato a rispondere il convegno organizzato dalla Fondazione Life on Mind, intitolato “Le parole impossibili: esplorare il legame tra disturbi alimentari e disagio contemporaneo”. La cornice, nella mattinata di sabato 23 novembre, la sede del Sole 24 Ore a Milano.
Focus del convengno, che ha visto la partecipazione di esperti di psicologia clinica, rappresentanti della Fondazione e testimoni diretti, i disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), unendo approfondimenti clinici e storie di vita. L’obiettivo della fondazione, nata dalla volontà degli azionisti e dell’amministratore delegato del Gruppo Sapio, in occasione del centenario dell’azienda, come gesto concreto di impegno sociale a lungo termine, quello da un lato di sensibilizzare e informare, dall’altro di creare e finanziare spazi in cui chi soffre possa trovare il coraggio di raccontarsi e chiedere aiuto.
“Abbiamo deciso di fare qualcosa di socialmente utile, di costruire una fondazione che si occupasse delle persone, in particolare quelle che affrontano difficoltà legate alla salute mentale – il commento del presidente Maurizio Colombo. “È un impegno che nasce da una lunga esperienza nelle fondazioni che abbiamo già portato avanti, tra cui Revert Onlus, impegnata nella ricerca sulle cellule staminali neuronali per curare malattie come l’asma e la SLA. Abbiamo già una familiarità con il mondo della filantropia, ma quando ci siamo chiesti quale fosse il passo successivo, abbiamo capito che il nostro focus doveva essere sull’assistenza a chi soffre di disturbi alimentari, un settore in cui purtroppo l’assistenza è ancora molto limitata. Nonostante le recenti aperture nei LEA e l’impegno del governatore Fontana, resta il fatto che l’assistenza è insufficiente, e c’è un urgente bisogno di un intervento più ampio e strutturato.”

“I numeri sono impressionanti. In Italia ci sono circa 3,6 milioni di pazienti affetti da DCA, un dato che è raddoppiato dopo il Covid e continua a crescere a un ritmo del 5% annuo. Si stima che il 70% di questi pazienti siano giovani, e purtroppo questa è la seconda causa di morte tra i giovani, dopo gli incidenti stradali, con circa 4.000 decessi all’anno. È una realtà che spesso non viene riconosciuta come dovrebbe, e questo rappresenta un ulteriore gap che dobbiamo colmare. C’è un disinteresse che fa parte del problema, un silenzio che va spezzato.”
La voce delle istituzioni: il messaggio di Attilio Fontana
Il convegno si è aperto con un videomessaggio del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha sottolineato l’importanza di unire gli sforzi delle istituzioni, degli esperti e delle famiglie per contrastare i disturbi alimentari.
“La conferenza Stato-Regioni ha recentemente introdotto un decreto che dovrebbe entrare in vigore dal 30 dicembre prossimo, con l’inclusione delle cure per i disturbi alimentari nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), garantendo così una maggiore equità e accesso alle cure nel sistema sanitario nazionale. Non possiamo che accogliere con favore questa notizia, anche se sappiamo che rappresenta solo un primo passo. Mi sento di esprimere un sincero ringraziamento ai soci fondatori della Fondazione Life on Mind e al Gruppo Sapio per aver deciso di impegnarsi in questo viaggio. È un impegno che, seppur complesso, è cruciale per sostenere le persone più fragili”.

Il presidente ha quindi ribadito la necessità di un lavoro corale, che coinvolga tutte le componenti della società: “I disturbi alimentari sono fenomeni complessi, che non si limitano alla sfera psicologica, ma coinvolgono anche l’aspetto sociale e culturale. Dobbiamo lavorare tutti insieme per costruire una rete di sostegno che affianchi giovani e adulti nel loro percorso di cura e di recupero. La Lombardia, come sempre, sarà al fianco di chi vive momenti di fragilità, affinché possano trovare il sostegno e le risorse per superare queste difficoltà”.
La relazione della professoressa Anna Lucia Ogliari
Uno dei momenti più significativi del convegno è stato l’intervento della professoressa Anna Lucia Ogliari, professoressa associata in psicologia Clinica presso l’Università Vita Salute San Raffaele, che ha offerto una riflessione approfondita sul complesso legame tra corpo e mente, nel contesto dell’adolescenza. Ad aprire l’intervento una riflessione sui cambiamenti fisici e psicologici che caratterizzano la fase adolescenziale:
“Quello adolescenziale è un periodo di cambiamento radicale, in cui il cervello e il corpo si ristrutturano in risposta a stimoli esterni. Gli adolescenti, infatti, non solo subiscono mutamenti fisici significativi, ma vivono anche un vero e proprio “rewiring” cerebrale, che cambia il modo in cui percepiscono e interagiscono con il mondo che li circonda. Questo processo di riscrittura neurologica è centrale per la comprensione delle psicopatologie in età evolutiva”.

Ogliari ha parlato poi delle “finestre di rischio psicopatologico” che emergono durante l’adolescenza, mettendo in evidenza il fatto che questa fase di sviluppo è particolarmente vulnerabile alla comparsa di disturbi come i disturbi alimentari, connessi a difficoltà nella visione della propria immagine corporea, nella gestione delle emozioni e nel senso di identità. Non trascurabile il concetto di pruning, ovvero il processo di potatura delle connessioni cerebrali durante la fase adolescenziale, che implica la rimozione di quelle meno utilizzate, favorendo lo sviluppo di nuove reti cognitive ed emotive. Questo processo è essenziale per la crescita dell’individuo, ma porta anche a una fase di incertezze e confusione, soprattutto in relazione all’immagine corporea e al ruolo sociale.
“Il cambiamento fisico e il riscrivere delle connessioni cerebrali portano a una riorganizzazione complessa che si riflette sulla psiche – ha affermato Ogliari. “L’adolescente si trova ad affrontare una battaglia interna tra il corpo che cambia e un senso di sé che sta ancora cercando di definirsi. Inoltre la tecnologia, sebbene portatrice di molte opportunità, ha un lato oscuro: la crescente solitudine dei giovani, amplificata dai social media, che diventano un rifugio in cui si riflettono e amplificano insicurezze e disturbi legati all’immagine corporea”.
Il convegno ha posto l’accento anche sulla prevenzione, considerata uno degli strumenti più efficaci per combattere i disturbi alimentari. La Fondazione Life on Mind, infatti, promuove numerosi progetti di sensibilizzazione nelle scuole e nelle università, con l’obiettivo di educare i giovani a un rapporto sano con il proprio corpo e a una corretta gestione delle emozioni. Inoltre, la creazione di una rete di supporto tra specialisti, famiglie e istituzioni è vista come fondamentale per garantire che i percorsi di cura siano efficaci e tempestivi.
Fondazione Life on Mind: i numeri
Il percorso intrapreso dalla fondazione si è già concretizzato in risultati significativi. Life on Mind ha aperto il primo centro ambulatoriale nel giugno del 2023 a Legnano, con una clinica specializzata nella cura dei disturbi alimentari. Da allora, sono stati trattati oltre 400 pazienti, con più di 2200 sedute di psicoterapia, e numerosi pazienti sono già stati reintegrati nel tessuto sociale e familiare, segnando un primo, ma importante, successo. Colombo ha poi confermato che la fondazione ha continuato a crescere, tanto che, a luglio del 2024, è stata formalizzata la creazione dell’impresa sociale LifeCure, che ha ricevuto un’accoglienza positiva da parte degli operatori sanitari e dei pazienti stessi.

“Abbiamo già accumulato un anno e mezzo di esperienza sul campo – il commento del presidente Colombo. “Il che ci ha permesso di testare l’efficacia del nostro modello terapeutico. Questo è stato il nostro progetto pilota, che ora è pronto a diventare un punto di riferimento per altre iniziative in tutto il paese. C’è una grande responsabilità da parte di tutti noi nel fare luce su questa problematica, che non può più essere considerata un problema marginale. È una questione che riguarda il futuro delle nostre giovani generazioni, e se non interveniamo in modo adeguato, rischiamo di perdere il nostro capitale umano. Il nostro obiettivo non è solo curare, ma educare, prevenire e sensibilizzare per costruire una rete di supporto che possa accompagnare chi soffre di DCA verso una vita migliore e più sana.”