Monza, la Villa Reale: un racconto che dura da quasi 250 anni

A dieci anni di distanza dalla riapertura dopo i restauri, passando per gli anni della pandemia da Covid-19 e i cambiamenti di gestione, la Villa Reale oggi è aperta cinque giorni a settimana su sette
Chissà se l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, quando diede il via libera alla costruzione della Villa Reale di Monza per la corte arciducale del figlio Ferdinando d’Asburgo-Este, governatore generale della Lombardia austriaca dal 1771, aveva immaginato che dopo più di 250 anni quell’edificio, realizzato in appena tre anni, fosse ancora in piedi. Non solo questo, poi. Perché addirittura la Villa Reale è diventata, insieme ai Giardini Reali e al circostante Parco, il più grande d’Europa tra quelli cintati, il simbolo indiscusso del capoluogo della Brianza.
Probabilmente la sovrana asburgica, pur con la grandeur tipica di chi è alla guida di un Regno allora esteso per gran parte dell’Europa centrale, non poteva avere una tale lungimiranza. Soprattutto avrebbe dovuto possedere la sfera di cristallo per prevedere tutti gli avvenimenti e i capovolgimenti, storici e non, che in 250 anni hanno visto protagonista la Villa Reale di Monza. Che nel suo aspetto imponente, oggetto di studio con un Masterplan, sembra quasi parlare a chi decide di andare a visitare le sue innumerevoli sale e stanze.
“Visitare la Reggia di Monza significa fare un viaggio nella storia della nostra comunità – sottolinea il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Federico Romani – La Reggia, progettata da Piermarini, è una delle ville neoclassiche più belle d’Italia. Con i suoi Appartamenti Reali e il suo parco è capace di attrarre migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo. L’obiettivo è fare della Reggia sempre più un polo di attrazione unico nel suo genere, anche grazie a soluzioni innovative e partnership con soggetti privati che possano generare turismo di alto valore aggiunto. Il potenziamento del ruolo della Reggia di Monza passa anche attraverso la scoperta, o la riscoperta, della sua storia che racconta l’identità di un territorio”.
LA STRUTTURA
La Villa Reale di Monza, pur essendo stata concepita come residenza estiva, è stata progettata dall’architetto imperiale, Giuseppe Piermarini, secondo tutti i canoni della magnificenza. Non a caso i modelli erano il Castello di Schönbrunn e la Reggia di Caserta, oltre naturalmente alle ville lombarde.
Il risultato ancora oggi visibile, ottenuto con il fondamentale contributo delle maestranze locali per i pavimenti in marmo, il parquet, le decorazioni e gli eleganti arredi storici degli appartamenti privati, è un edificio in stile neoclassico dal forte impatto scenografico, in particolare nella sua facciata. La pianta a “U” e il corpo centrale di rappresentanza sono valorizzati dalle due ali laterali per le stanze e altre due sezioni destinate alla servitù e alle stalle.
Il tutto per un totale di 740 stanze e oltre 51.000 metri quadri di superficie totale, compreso il Belvedere all’ultimo piano da cui il panorama mostra da un lato i Giardini Reali con il cannocchiale prospettico verso Vienna e dall’altro il viale Cesare Battisti in direzione Milano. A completare il complesso monumentale ci sono il Teatrino di Corte della Villa Reale, la Cappella Reale e il Serrone. Oltre naturalmente ai 35 ettari dei Giardini Reali, uno dei primi esempi di giardino “all’inglese” del Nord Italia, e ai 685 del Parco Reale. “Riguardo al Teatro di Corte”, precisa Bartolomeo Corsini, Direttore Generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, “vorrei segnalare che si stanno completando i restauri, dopo circa tre anni di lavoro, e che presto sarà riaperto al pubblico. Una volta che avrà finalmente riaperto i battenti, diventerà la sede di spettacoli di arte performativa, concerti ed eventi culturali”.

UNA LUNGA STORIA
Nei suoi 250 anni la Villa Reale ha visto numerosi personaggi che ne hanno abitato le stanze o l’hanno attraversata per periodi più o meno lunghi. Dai già citati Maria Teresa d’Austria con il figlio Ferdinando d’Asburgo-Este ad Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno d’Italia napoleonico, colui al quale si deve la trasformazione della Reggia di Monza in Villa Reale e la decisione di realizzare il Parco di Monza all’interno di 14 chilometri di mura cintate.
La caduta di Napoleone riconsegnò la Villa Reale nelle mani degli austriaci. Venne così l’epoca di Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena, viceré del Regno Lombardo-Veneto e grande appassionato di botanica, che prestò particolari cure al Parco di Monza e ai Giardini Reali. Dalla seconda metà dell’Ottocento la Villa Reale divenne patrimonio di Casa Savoia e residenza privilegiata del re Umberto I e di sua moglie la regina Margherita.
In quel periodo, tra amori solo all’apparenza segreti e le bizze tipiche dei nobili, il simbolo di Monza fu anche luogo di innovazione. Non a caso la Villa fu uno dei primi edifici al mondo dotato di corrente elettrica, ma era all’avanguardia anche per la presenza di acqua calda e fredda e di un sistema di riscaldamento con bocchettoni dell’aria calda nelle stanze.

L’uccisione del re Umberto I a due passi dalla Villa Reale fu l’inizio di un lungo declino in cui il simbolo di Monza venne utilizzato come caserma militare e divenne anche rifugio per gli sfollati. Un declino interrotto da qualche momento di splendore, come negli anni Venti del Novecento l’organizzazione della Biennale delle arti decorative poi diventata la famosa Triennale di Milano.
I LAVORI DI RESTAURO DELLA VILLA REALE
Il recente passato parla di una rinascita della Villa Reale di Monza grazie agli oltre due anni di lavori di restauro che hanno portato alla sua riapertura al pubblico nel 2014. Gli interventi, a bassa invasività, hanno riguardato in particolare il corpo centrale, le ali nord e sud, la realizzazione dell’area tecnica esterna alla Villa nel lato nord e la messa in sicurezza della corte d’ingresso.
A dieci anni di distanza dalla riapertura, passando per gli anni della pandemia da Covid-19 e i cambiamenti di gestione, la Villa Reale oggi è aperta cinque giorni a settimana su sette con orari anche mattutini il sabato, la domenica e i festivi.
Il presente e il futuro della Reggia di Monza con la Villa, i Giardini Reali e il Parco sono profondamente caratterizzati dal Masterplan, che prevede uno stanziamento complessivo da parte di Regione Lombardia pari a 55 milioni di euro a cui si aggiungeranno ulteriori risorse da parte degli enti consorziati. Previsti, tra gli altri, interventi sul corpo centrale della Reggia, sull’ala nord, nel Serrone. Ma anche il restauro della Rotonda Appiani e, nei Giardini Reali, dell’antro di Polifemo. Tanta carne sul fuoco, insomma, per dare ancora tanta vita a chi ha già più di 250 anni.