Parco di Monza e i suoi mulini, la storia scorre lungo il Lambro

Ce ne erano decine a Monza e ancora oggi, lungo le rive settentrionali del fiume Lambro, si possono vedere 31 antichi mulini.
Monza e il fiume Lambro, un connubio che va avanti da secoli. Nella città di Teodolinda di acqua, è proprio il caso di dire, ne è passata tanta sotto i ponti. E anche attraverso i mulini. Ce ne erano decine a Monza e ancora oggi, lungo le rive settentrionali del fiume Lambro, si possono vedere 31 antichi mulini.
Il passato, però, ha lasciato spazio al presente e, soprattutto, ad un futuro in cui i mulini non avranno più una funzione produttiva ed industriale. Eppure le tracce di quel che è stato sono ancora tra noi anche nel Parco di Monza che ospita, nell’ambiente fluviale della zona orientale, ben 3 mulini.
Il Mulino San Giorgio, quello del Cantone e i Mulini Asciutti, con i loro 200 anni di storia, hanno un fascino particolare, tutto da scoprire. Seguiteci, allora, attraverso i sentieri, lungo gli argini e le rogge del più grande Parco cintato d’Europa, con i suoi 14 chilometri di mura ora oggetto di interventi di restauro finanziati nell’ambito dell’accordo di programma supportato dallo studio del Masterplan per il quale Regione Lombardia ha già stanziato 55 milioni di euro.
“Le risorse messe sul piatto – sottolinea il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Federico Romani – sono tante. Investimenti che dimostrano che noi crediamo in uno sviluppo del Parco. L’idea di cosa sarà il Parco l’abbiamo, il progetto anche. Ovviamente siamo pronti a mettere a disposizione la nostra passione, la nostra energia e il nostro impegno per confrontarci con chiunque abbia proposte utili per dare una nuova identità al Parco di domani. Il futuro è adesso. Stiamo lavorando con tutte le realtà del territorio per costruirlo insieme”.
IL MULINO SAN GIORGIO

È il più giovane tra quelli progettati nel Parco di Monza, ma come gli altri due mulini è sempre opera di Giacomo Tazzini, architetto e ingegnere, allievo prediletto di Luigi Canonica, di cui raccolse l’eredità nello sviluppo architettonico del polmone verde.
Raggiungibile dal vicino ingresso pedonale di Villasanta, il Mulino San Giorgio risale al 1820 e con la sua struttura complessa, sorge sulla roggia Molinara, che sin dal 1600 dava la forza motrice delle acque del fiume Lambro a mulini oggi scomparsi.
La struttura originaria, riprogettata da Tazzini, è composta ancora da due edifici, collegati da un ponticello che oltrepassa la roggia. Ognuno di essi è composto da un piano terreno con porticato su colonne quadrate, da un primo piano destinato ad abitazione e da una torretta.
Il Mulino San Giorgio è oggi soprattutto la sede dell’omonima azienda agricola guidata dai fratelli Colosio. Qui si producono latte e yogurt, venduti anche in un distributore nelle vicinanze, ma c’è anche molto di più.
Il Mulino San Giorgio, infatti, è diventato una vera e propria attrazione turistica per bambini e genitori al seguito. Il numero di animali liberi al pascolo, all’interno di aree recintate e ben visibili, è variegato. Dalle mucche ai cavalli, dagli asini alle pecore e alle caprette fino ai galli, alle galline e ai maialini, è possibile sentirsi a contatto con la natura a pochi chilometri dal centro di Monza.
IL MULINO DEL CANTONE

Se state passeggiando nel Parco di Monza dalle parti di Villa Mirabello, la storica dimora fatta costruire nel Seicento dalla famiglia Durini, rischiate di non vederlo. Invece lì vicino, quasi nascosto al centro di un’area boschiva su un’ansa del Lambro, al termine di una piccola discesa, compare un edificio che già a prima vista sembra raccogliere più epoche in una volta sola.
Il Mulino del Cantone, infatti, costruito da Canonica ad inizio Ottocento e ristrutturato da Tazzini nel 1840, ha un sapore medievale per la presenza di una torretta merlata in mattoni rossi, probabilmente l’ultima testimonianza ancora rimasta della linea difensiva che un tempo era stata eretta per proteggere Monza.
A chi arriva da villa Mirabello o da viale Cavriga, l’edificio voluto dal Tazzini si presenta con una facciata neoclassica. Il portico, le colonne e gli elementi decorativi donano al Mulino del Cantone un’aria che sembra conciliarsi poco con la fatica del lavoro che lì si svolgeva. Le condizioni attuali di degrado, che dovrebbero essere oggetto di restauro in una fase successiva del Masterplan, non rendono giustizia ad una struttura diventata verso la fine dell’Ottocento anche una caserma dei Reali Carabinieri.
I MULINI ASCIUTTI

Se volete provare a capire davvero come funzionasse un mulino quasi 200 anni fa, non dovete far altro che andare oltre il Mulino del Cantone e seguire il corso del Lambro nel Parco di Monza. Ad un certo punto, incamminandosi sulla sinistra per una stradina piuttosto stretta e, in parte, sterrata troverete due edifici paralleli, uniti tra loro da un camminamento porticato.
Sono i Mulini Asciutti, dove potrete vedere i vecchi ingranaggi originali, il granaio, i controlli delle chiuse e visitare le due sale di macina e perfino un piccolo forno per la cottura del pane. Una sorta di mondo antico che continua a rinnovarsi oggi grazie al CREDA (Centro Ricerca Educazione Documentazione Ambientale).
Così i Mulini Asciutti si sono trasformati in una sorta di posto magico dove i bambini e gli adulti che non temono il passare dell’età partecipano a percorsi di educazione ambientale e alla sostenibilità e a laboratori di panificazione. Un bel modo, insomma, per immaginare il futuro legando un antico passato al presente.