Calcio Monza, arriva l’Udinese: vincere è l’unica opzione

Lunedì sera alle 20.45 i biancorossi saranno impegnati contro i Friulani nel 15° turno del campionato. Indispensabile un successo per ridare ossigeno alla classifica e cancellare il rovescio di Bologna.
Doveva essere una partita per mettere minuti nelle gambe dei giocatori reduci da infortuni o poco utilizzati. Doveva essere la partite per qualche esperimento di natura tattica, pertanto era prevedibile pagare dazio contro una formazione attrezzata per sostenere tre competizioni.
Entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti, ma il conto presentato dal match è stato estremamente salato: il Calcio Monza torna da Bologna con 4 reti al passivo e la chiara evidenza di essere formazione inferiore ai rossoblu in termini di qualità e preparazione dei singoli. Un simile rovescio di certo non aiuta un ambiente che appare sfiduciato e rassegnato come mai in queste due stagioni e mezzo di Serie A.
Ora occorre superare in fretta la delusione, ripartendo dal pareggio nel derby contro il Como, e concentrarci sul posticipo di lunedì 9 dicembre contro l’Udinese: il match può essere uno spartiacque – in positivo o in negativo – nel difficile torneo biancorosso.
I numeri
L’Udinese, reduce dalla sconfitta tra le mura amiche per mano di un Genoa che ha approfittato del rosso comminato a Touré al 2′, è la prova del nove per il Monza di Alessandro Nesta: i brianzoli distano solamente due lunghezze dalla salvezza e dimostrano di tenere botta con tutti nei 90′, ma il rendimento dell’attacco (12 gol all’attivo e più che evanescente anche in Coppa Italia) e quello di squadra (all’U-Power Stadium solo 3 punti in sette partite) allarma i tifosi non poco.
Gli avversari
Il pressocché sconosciuto tecnico Kosta Runjaic è il profilo scelto per ridare nerbo a una squadra che ha rischiato di ripiombare a trent’anni anni di distanza tra i cadetti: organizzazione e compattezza caratterizzano la filosofia del 53enne venditore di assicurazioni partito dalla Serie C tedesca e giunto a disputare la Conference League con il Legia Varsavia.
La partenza sprint ha illuso che le cessioni dei vari Perez, Samardzic e Walace fossero smaltite in maniera indolore: le tre vittorie contro Lazio, Como e Parma sono servite ad acciuffare quel primato in solitaria che mancava dal 2013, poi l’Udinese ha gestito un calo fisiologico e un calendario meno agevole (sconfitte contro Roma, Inter e Milan) battendo in casa Cagliari e Lecce, senza incassare reti. Lo scorcio che consegna l’Udinese al match monzese mescola il bianco e il nero in un grigio che rischia di significare mediocrità: se frenare con Atalanta e Juventus è comprensibile, perdere gli scontri diretti con Venezia e Genoa rende magra consolazione il punto colto al Carlo Castellani e alimenta incertezze di modulo, che adesso oscilla tra il 3-5-2 e un più coraggioso 4-3-1-2.
I singoli
Manca la qualità – e la condizione fisica – del cileno Alexis Sanchez, costretto ai box da una lesione al gemello, dell’argentino Payero in mediana, e soprattutto dello spagnolo Deulofeu, che a trent’anni aveva trovato in Friuli la giusta dimensione dopo i luccichii con Barcellona e Milan. Due operazioni al ginocchio hanno però fatto sì il testimone di leader passasse al marsigliese Thauvin, vittorioso in Russia con la Francia e ripescato dalla famiglia Pozzo in Messico, dove svernava in maglia Tigres.
Se l’attacco brilla poco, nonostante i segnali di crescita dell’ariete Lucca e i lampi dell’inglese Davis, autore del gol decisivo nello spareggio contro il Frosinone, è l’impronta atletica di Ehizibue, Kabasele e Zemura a fungere da valore aggiunto a una spina dorsale (Okoye-Bijol-Lovric-Thauvin) solida.
Presente e futuro
È chiaramente un’altra Udinese rispetto agli anni d’oro che intrecciarono le avventure in Europa, le bollicine versate da Guidolin, Spalletti e Zaccheroni nel calice della Serie A e il killer instict dei bomber Amoroso, Bierhoff e Di Natale, ma questa squadra non vale le recenti salvezze con il fiatone.
La famiglia Pozzo regge il timone dal 1986: era sì un altro calcio, ma fare calcio nel rispetto della sostenibilità, con parole come scouting e conseguenze come player trading (600 milioni di plusvalenza in vent’anni), è stata la vera avanguardia più degli schemi in campo.