Lega in cerca di futuro: sui temi del passato, non sulla leadership

Questo fine settimana a Sesto San Giovanni il primo grande appuntamento del neo-eletto segretario della Lega Lombarda, il brianzolo Massimiliano Romeo. Che non sbaglia un colpo e potrebbe davvero essere il futuro del Carroccio, ma per ora la battaglia la fa solo sui temi, non sulla leadership.
Dieci anni fa circa, ai tempi del giovane Renzi che da Firenze provava a cambiare la sinistra italiana spostandola verso il centro e prendendosi quel partito nato anche delle ceneri del PCI, l’espressione politica che spadroneggiava era “il nuovo che avanza“. Oggi c’è un partito nel panorama nazionale che ha fortemente bisogno che qualcosa di nuovo avanzi e non per forza in termini anagrafici. Quel partito è la Lega, un tempo Lega Nord, oggi Lega Salvini Premier. La spinta propulsiva di Matteo Salvini, il leader che ha portato la Lega a superare il 35% dei consensi, oggi non c’è più ed in realtà è evidente già da un po’: negli ultimi appuntamenti elettorali nazionali il progetto politico del Carroccio ha faticato sia in termini di consenso sia in termini di posizionamento politico all’interno della maggioranza e anche la sua figura sta scontando le difficoltà legate ad un Ministero tra i più sensibili, quello dei trasporti, che deve fare i conti con problemi atavici. Gli ultimi sondaggi da diversi mesi vedono la Lega come terza forza su tre, con Forza Italia che seppur senza Cavaliere ha saputo trovare il suo spazio politico e Fratelli d’Italia che continua a vivere l’idillio che nel 2022 ha portato la sua leader ad essere la prima donna presidente del consiglio in Italia.
Un nuovo che avanza, però, non sempre corrisponde ad un nome. A fare la differenza, per la buona politica, dovrebbero essere i temi. Ed è sui temi che sta insistendo il segretario della Lega lombarda, Massimiliano Romeo. Brianzolo, senatore, 54 anni fatti pochi giorni fa, per ora politicamente non ne ha sbagliata una: consigliere comunale a Monza, poi consigliere regionale, poi l’arrivo a Roma e la guida in tempi rapidi del gruppo dei senatori leghisti e da poco più di un mese acclamato segretario della Lega lombarda. Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera lo definisce “l’uomo di fiducia che ha saputo cambiare narrazione”, e azzarda “il nemico inatteso, temibile leader dei dissidenti interni al Carroccio”. Eppure una nuova leadership all’orizzonte anti-salviniana, come molti autorevoli quotidiani sembrano sussurrare, non sembra per ora vedersi. Fonti interne al Carroccio parlano di un congresso che riconfermi Salvini alla guida del partito già nella tarda primavera.

E allora la partita per rilanciare il partito non può che essere fatta sui temi. Massimiliano Romeo lo ha capito, lo dice da un po’ pubblicamente e non perde occasione per ribadire che serve tornare a parlare di più al Nord per riguadagnare il terreno perduto. Come se la Lega dovesse andare su due binari: il primo che guarda la dimensione nazionale ed internazionale – toccando i temi della libertà, l’argine alla cultura woke, le più strette politiche migratorie – il secondo sui temi identitari che hanno reso la Lega un partito trasversale e apprezzato soprattutto al Nord, una fra tutti il federalismo fiscale. Romeo, che lo scorso fine settimana a Sesto San Giovanni ha riunito 200 sindaci e assessori del partito in una convention che riparta dall’ascolto dei territori, ha capito che la Lega non può tornare quella delle origini (quella di “Roma Ladrona”, per intenderci), ma ha comunque bisogno di una narrazione nuova che recuperi la tradizione. Insomma, il nuovo che avanza a volte sa guardare indietro. Non tanto per nostalgia, piuttosto per capacità.