Monza, gli Autogol vanno in rete con il pubblico del Teatro Manzoni!

Sul palco il trio comico di youtuber, imitatori e conduttori radiofonici ha portato in scena le loro imitazioni, le parodie e gli scketch più noti. Da Max Allegri ad Antonio Conte, dal calcetto al Giappone di Holly e Mark Lenders.
Monza. Il calcio di oggi è un’industria in cui i diritti televisivi e le sponsorizzazioni contano più del numero dei tifosi allo stadio. Ma chi è nato negli anni Ottanta ha fatto ancora in tempo a vedere un calcio in cui giravano meno soldi e forse c’erano più passione e sentimenti. Proprio quelli che gli Autogol, con le loro parodie, imitazioni e sketch, hanno portato sul palco del teatro Manzoni.
Il trio comico di youtuber, imitatori e conduttori radiofonici, formato da Michele Negroni, Alessandro Iraci e Alessandro Trolli, detto Rollo, tutti originari di Pavia, ha portato in scena molti dei loro cavalli di battaglia di una carriera lunga ormai quasi 20 anni. Ma anche le novità di uno spettacolo che, soprattutto nella seconda parte, ha coinvolto anche il pubblico monzese. Dove spiccava la presenza di molte famiglie con giovanissimi.

LE IMITAZIONI
Gli Autogol, che hanno iniziato a metà del primo decennio degli anni Duemila negli oratori del pavese per poi arrivare ad avere milioni di follower sui social e approdare in trasmissioni televisive e radiofoniche nazionali, hanno prima deliziato il pubblico del Manzoni con loro ormai note imitazioni calcistiche.
Dall’allenatore dell’Inter, Simone Inzaghi, a Giorgio Chiellini, ex giocatore ed ora dirigente della Juventus, fino a Zlatan Ibrahimovic, sempre pieno della sua superbia quasi mistica, passando per gli svarioni linguistici di Antonio Cassano, le lentezze espressive di Luciano Spalletti, Ct della Nazionale, la vanagloria di Fabio Capello e le nostalgie di Massimo Moratti, ex Presidente dell’Inter.
GLI SKETCH
Nel loro primo tour teatrale, però, gli Autogol, tre ragazzi nati negli anni Ottanta ormai diventati uomini, non potevano limitarsi ad offrire quel che tutti possono facilmente trovare on line, per giunta gratis. E così, in un crescendo che ha coinvolto sempre di più gli spettatori, Rollo, Michele e Alessandro, con le incursioni del loro staff e perfino di alcuni giovanissimi tra il pubblico, hanno impersonato sul palco una serie di parodie calcistiche.

Come loro consuetudine, inspirandosi anche ad un consolidato background cinematografico, hanno prima portato dallo psicologo Antonio Conte, allenatore del Napoli attuale capolista in serie A, ma per tanti anni simbolo della Juve. Obiettivo, non riuscito, quello di fargli superare la rabbia adrenalinica che lo rende ossessionato dal calcio, dall’odio per alcuni dei suoi protagonisti e lo spinge a ripetere continuamente “ma che significa?” al proprio interlocutore.
LE OSSESSIONI DEL CALCIO
Poi, tra un passaggio sui “traumi” del fantacalcio e un altro sul tifo per le squadre, il tema diventa quello del classico spogliatoi delle partite di calcetto tra amici. Conditi dai vestiti improbabili e i fisici che di sportivo hanno poco degli Autogol, in maniera sapientemente divertente diventano protagonisti il borsone del calcetto, il panchinaro professionista, che si organizza per passare il tempo mentre gli altri giocano, il bomber di provincia, che si crede Cristiano Ronaldo anche se gioca in terza categoria.

Al teatro Manzoni, poi, gli Autogol non potevano non mettere in scena l’immancabile Thiago Motta, allenatore della Juventus, posseduto da Massimiliano Allegri, dal suo “corto muso”. Un transfer talmente forte che solo la presenza di un prete, interpretato da Rollo, la ripetizione di alcune espressioni stile “L’Esorcista” e l’immagine di Lele Adani in versione Gesù, possono in parte alleviare.
IL MESSAGGIO FINALE
Dopo tanto parodiare sul mondo del calcio e alcuni dei suoi tic, lo spettacolo del trio comico si conclude con un pizzico di nostalgia. Michele, nei panni di Federico Buffa, giornalistica e telecronista sportiva sul quale gli Autogol hanno anche scritto un libro qualche anno fa, infatti, racconta da par suo la storia della più grande Nazionale di calcio di tutti i tempi.

Non il Brasile di Pelé, l’Italia di Paolo Rossi o l’Argentina di Maradona, ma il Giappone di Holly, Benji e Mark Lenders. Il cartone cult per tutti i ragazzi degli anni Ottanta, ma anche per alcuni di quelli di oggi, diventa protagonista sul palco del Manzoni con i suoi campi di calcio lunghi chilometri, i tiri ad oltre mille chilometri orari e la fantasmagoriche gesta di un “gruppo di amici che arriva a giocare la finale dei Mondiali“.
Poi, nella versione raccontata dagli Autogol, la perdono a tavolino con tanto di arresto di Mark Lenders. E anche se, quindi, non compaiono nell’albo d’oro del più importante torneo calcistico, resta il valore di un sogno che continua a durare nonostante il passare delle generazioni. Quello di divertirsi, magari anche muovendosi sulle note di “Baila come il Papu”, rincorrendo un pallone insieme ai propri amici. Con l’obiettivo di fare gol, sì, ma soprattutto nella rete della vita.