Chiesti i domiciliari per Stefano Boeri, l’archistar del restauro dell’Arengario e del Bosco Verticale monzese

La Procura di Milano ha chiesto gli arresti domiciliari per l’architetto Stefano Boeri, noto progettista di fama internazionale, e per il collega Cino Zucchi.
La Procura di Milano ha chiesto gli arresti domiciliari per l’architetto Stefano Boeri, noto progettista di fama internazionale, e per il collega Cino Zucchi. Entrambi sono indagati per turbativa d’asta e falso nell’inchiesta, nata dalla segnalazione di un architetto al proprio Ordine, sul concorso di progettazione internazionale per la realizzazione della Beic, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura che dovrebbe sorgere entro il 2026 nella zona di Porta Vittoria. La richiesta dei domiciliari, che coinvolge anche un terzo architetto, è stata notificata ai legali dei professionisti e sarà valutata il prossimo 4 febbraio durante l’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari.
La reazione di Boeri
L’archistar ha espresso la sua sorpresa e il suo turbamento in una dichiarazione pubblica: “Sono sorpreso e molto turbato. Attendo con fiducia l’incontro con il Giudice per le indagini preliminari, allo scopo di poter finalmente chiarire la mia posizione”.
Boeri, celebre per il suo impegno nella progettazione sostenibile, è noto soprattutto per il Bosco Verticale di Milano, simbolo di un’architettura innovativa e rispettosa dell’ambiente. Tuttavia, il suo legame con Monza ha lasciato una significativa impronta nella città.
I progetti di Boeri a Monza
Nonostante le vicende giudiziarie, Stefano Boeri rimane una figura centrale per lo sviluppo urbanistico di Monza. Sua infatti la firma per il restauro dell’Arengario di piazza Roma così come la riqualificazione dell’area dismessa tra le vie Foscolo, Pascoli e Pellico. Il progetto, ribattezzato “il Bosco Verticale di Monza,” prevede la costruzione di due edifici residenziali immersi in una vasta area verde, ponendo grande attenzione alla sostenibilità e al recupero urbano. La Giunta comunale ha recentemente approvato la variante al Programma Integrato d’Intervento, un passo fondamentale per portare avanti un’iniziativa inizialmente approvata nel 2015.
Come prevede la riforma di Carlo Nordio, solo dopo l’interrogatorio degli indagati il giudice deciderà se arrestarli o meno in base alla sussistenza delle esigenze cautelari.