Pedemontana siamo (anche) noi

27 febbraio 2025 | 14:16
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Pedemontana siamo (anche) noi

L’1 marzo si cammina con Legambiente per quel che resta dei boschi di Bernate ad Arcore, divorati dalle ruspe di Pedemontana che hanno tanti, tantissimi manovratori.

Lo slogan di Legambiente e Circolo Gaia Legambiente Usmate Velate è forte: “giornata contro la violenza di Pedemontana su natura, territorio ed esseri viventi”. La frase accompagna l’annuncio della manifestazione prevista per sabato 1 marzo, alle ore 15 (riprogrammata domenica in caso di pioggia), in piazza Durini ad Arcore, con camminata nei boschi di Bernate che le ruspe di Pedemontana stanno radendo al suolo. L’iniziativa è promossa da realtà ambientaliste e culturali che tanto hanno dato alla causa ecologica e al territorio, con un punto di vista inevitabilmente opposto a quello di Pedemontana, in tanti casi supportato anche da competenze notevoli.

I militanti camminano per i boschi da una settimana, da quando i tagli dei roveri sono iniziati. Si indignano, non si capacitano e, fuori di retorica, soffrono. La ruspa guidata dal signor Erminio (e da altri lavoratori che arrivano anche da fuori provincia e magari sono pure camminatori, arrampicatori, amanti della natura) è per loro e per chi vive quei boschi l’equivalente di un cerbero. La “violenza” di Pedemontana cui si allude, tuttavia, non va confusa con l’illegalità. E qui, in effetti, sta il fulcro della questione che sarebbe più produttivo non ridurre a un conflitto cittadinanza-Pedemontana, come se il manovratore delle ruspe fosse davvero il signor Erminio. Nelle giustificazioni all’impattante opera c’è il “servizio” ai cittadini: l’infrastruttura dovrebbe alleggerire il traffico est-ovest. Per quanto poi non manchino i dubbi diffusi sulla sostenibilità del progetto miliardario. Basti ricordare il parere della Corte dei Conti che puntò il dito sul costo immenso che graverà sulle generazioni future. L’80 per cento circa del capitale di Pedemontana, come ha confermato Sabatino Fusco, direttore generale di Apl, in un’assemblea ieri a Lesmo, arriva da un soggetto pubblico, Regione Lombardia. Ecco il punto: il giusto interlocutore dei cittadini, dei sindaci, dei comitati non è Autostrada Pedemontana Lombarda che sta realizzando un’opera voluta dalla politica. Il vero interlocutore è l’istituzione che ha deciso l’infrastruttura, l’ha avallata sul territorio lombardo, fortemente promossa finanziariamente, difesa dalle contestazioni civiche e politiche numerosissime: Regione Lombardia. Un interlocutore che scivola troppo spesso in secondo piano, perché tirare una bastonata a una ruspa di Pedemontana, come è successo nei boschi di Bernate, può sembrare più d’effetto. E ti dà l’idea di essertela presa con il cattivo. Un “cattivo” che intanto ha scritto ai sindaci perché si facciano sentinelle di una contestazione più moderata e civile.

Eppure c’è stato un momento, prima del febbraio 2023, in cui a spingere per Pedemontana in Lombardia era un solo partito, la Lega. Allora, con le elezioni regionali alle porte, perfino Fratelli d’Italia aveva espresso riserve su alcuni aspetti del progetto. La Lega, vera vestale della Pedemontana, era rimasta sola. In quella breccia, con le regionali in vista, i detrattori della colata d’asfalto avrebbero potuto piantare un cuneo. Avrebbero potuto provarci, pur consapevoli degli appoggi ministeriali all’opera e dei capitali in gioco, esercitando il loro voto. Per esempio, affidandolo (con nasi più o meno turati a seconda dei casi) alle sinistre che, dopo anni di semi-immobilismo nel contrasto a Pedemontana, ne avevano fatto un cavallo di battaglia rinvigorito dalle elezioni imminenti. Tutto ciò che arriva da Pedemontana oggi, dalla distruzione del paesaggio alla scarsa trasparenza che molti comuni le hanno contestato, in realtà non potrebbe esistere in questi termini senza Regione Lombardia e il bagaglio di voti che il centrodestra ha ottenuto anche alle regionali. E probabilmente anche senza l’inefficacia della sinistra nel ventennio che ha preceduto la recente accelerata del progetto infrastrutturale. Quella “violenza” cui si riferisce Legambiente, insomma, è una violenza legalizzata e legittimata anche dalla democrazia del voto. Pedemontana è frutto anche del nostro voto: Pedemontana siamo (anche) noi. E ne andrà fiero chi è davvero convinto che potrà finalmente dire addio al traffico… Ma solo se potrà permetterselo.