Monza, al Teatro Manzoni Neri Marcorè esalta “La buona novella” di De Andrè

16 febbraio 2025 | 09:24
Share0
Monza, al Teatro Manzoni Neri Marcorè esalta “La buona novella” di De Andrè
Neri Marcorè e il cast de "La buona novella"

Sul palco l’album del cantautore genovese, ispirato ai Vangeli apocrifi, ha vissuto una delle sue tante vite in una sapiente alternanza di parole e musica.

Monza. Si può portare la musica e i testi di uno dei cantautori italiani più amati a teatro e riempirlo proprio nella settimana del Festival di Sanremo? Se la musica e i testi sono quelli di Fabrizio De Andrè e del suo album “La buona novella” e a portarli sul palco è Neri Marcorè, accompagnato da un cast di cantanti e polistrumentisti, non solo questo è possibile.

Perché al Teatro Manzoni di Monza “La buona novella”, concept album pubblicato nel 1970 e tratto dalla lettura di alcuni Vangeli apocrifi, ha potuto vivere una delle sue tante vite grazie all’intensa interpretazione dell’attore, imitatore e conduttore marchigiano e alla regia di Giorgio Gallione.

Teatro ManzoniIl Teatro Manzoni

I DETTAGLI

Con la formula del teatro-canzone, un’espressione artistica lanciata da Sandro Luporini e Giorgio Gaber ad inizio anni settanta, infatti, le canzoni de “La buona novella” di De Andrè, che rivisitò in chiave più umana e meno spirituale alcune delle tradizionali figure bibliche, si alternano con la lettura di alcuni passi dei Vangeli apocrifi, in particolare di Giacomo e quello arabo dell’infanzia. E, grazie alla naturale verve comica di Marcorè, non mancano accenni ironici all’attualità.

Il risultato è uno spettacolo, che sarà replicato al Teatro Manzoni di Monza anche oggi, 16 febbraio alle ore 16, capace in meno di un’ora e mezza di creare un’atmosfera magica, a metà strada tra lo spirituale e il terreno, tra Dio e l’uomo.

I SIGNIFICATI

Come in una sorta di tragedia greca a più voci, la trama de “La buona novella” tracciata da De Andrè e dai Vangeli apocrifi, termine che etimologicamente significa “oscuro, nascosto” e non blasfemo come spesso si crede, consente agli spettatori del Manzoni di ripercorrere la vita di Gesù in modo narrativo e particolare. Da prima della nascita del Signore ad un’infanzia condita da gioco e miracoli. Fino, in un crescendo drammaturgico, alla sua morte in croce.

Neri Marcorè

Neri Marcorè, che sul palco parla, suona e canta insieme a Rosanna Naddeo, Giua (voce e chitarra), Barbara Casini (voce, chitarra e percussioni), Anais Drago (violino e voce), Alessandra Abbondanza (voce e fisarmonica) e a Francesco Negri (pianoforte), racconta al pubblico in sala di Gioacchino ed Anna, Maria, Giuseppe e Gesù.

Così sembra di immaginare il Cristo appena neonato che fulmina il braccio della levatrice oppure, un po’ più grande, quasi isolato tra gli amici che stupisce, incenerisce e resuscita a suo piacimento. Per non parlare di Giuseppe, scelto quasi per caso in mezzo al “popolo dei senza moglie” e chiamato alla sua veneranda età (“non ci lamentiamo della nostra quota 100 per le pensioni” scherza Marcorè) ad una missione di fede incredibilmente alta. O ancora Maria, sposa-bambina, vergine eppure madre, della cui condizione vivrà le pene più grandi.

IL RACCONTO

Se il lato A dell’album “La buona novella” di De Andrè termina dopo 5 canzoni con “Ave Maria”, il lato B, composto da altre cinque canzoni, vede ancora la Madonna protagonista. E ben presto disperata ai piedi della croce sulla quale è appeso il figlio morente.

Neri Marcorè

Così anche al Teatro Manzoni, dove la scenografia contribuisce in maniera importante alla suggestione del racconto, lo spettacolo di Neri Marcoré, che ricevette l’album di De Andrè in regalo da una zia a 13 anni per poi amarlo più tardi, vira nella seconda parte verso il drammatico con un deciso aumento di intensità emotiva.

IL TESTAMENTO

In un crescendo commovente di parole e note, che sembra lasciare sempre meno spazio alla divinità spirituale di Gesù per concentrarsi totalmente sulla sua tragica fine terrena, si arriva alla canzone probabilmente più nota de “La buona novella”.

“Il testamento di Tito”, il nome di uno dei due ladroni appesi in croce con Gesù, è una rivisitazione dei Dieci Comandamenti che, nelle sue poetiche verità laiche fondate sulle fragilità umane, trasmette a tutti, forse ancor meglio delle Sacre Scritture, la potenza reale del messaggio rivoluzionario di Gesù.

Neri Marcorè

I saluti e i ringraziamenti finali del pubblico del Teatro Manzoni a Neri Marcorè e agli altri componenti del cast de “La buona novella” sono accompagnati dall’allegra sonorità de “Il Pescatore”, una delle canzoni cult di De Andrè. E così, mentre si procede verso l’uscita, si consuma l’ultima scena di uno spettacolo capace di far riflettere e di toccare le corde più profonde delle emozioni.