Le ruspe di Pedemontana hanno raggiunto i boschi di Bernate

In meno di due giorni, nei boschi, rase al suolo decine di piante. Si tratta per lo più di querce autoctone che cedono il passo a Pedemontana.
Da ieri, 17 febbraio, le ruspe di Pedemontana sono arrivate ai boschi di Bernate. Nessuna sorpresa, a dire il vero, considerato che il cantiere era già attivo a poche decine di metri di distanza. Ma quello dei boschi, almeno per gli arcoresi, è un confine che fa suonare l’allarme, l’ultima frontiera prima di dover digerire lo sbancamento di una delle poche aree boschive naturali della zona. Difficile notare le manovre dei mezzi da lavoro, perché l’area è più in alto del livello della strada e nascosta alla vista dei passanti. I primi a registrare l’avvio del disboscamento sono stati i cittadini che frequentano la zona e gli ambientalisti (categorie che in parte coincidono) e che nella serata di ieri hanno diffuso via social l’informazione. Nel primo pomeriggio di oggi, meno di due giorni, erano già una cinquantina gli alberi abbattuti. Si tratta per lo più di esemplari di quercus petraea, ha spiegato Filippo Sala, membro di Legambiente che era sul posto sia ieri che oggi, “è la quercia autoctona che cresce bene su questa terra argillosa, un ambiente fragile che con quest’opera viene completamente distrutto”. L’ambientalista si è chinato più volte sulle sezioni di tronco delle piante tagliate a contare i cerchi concentrici, “stabilirò l’età e farò il conto dei danni”, ha detto.

Sul declivio lontano qualche decina di metri da quella che sarà la vera sezione dell’autostrada, piante non ce ne sono più. La ruspa, l’unica che lavorava sul cantiere, è in grado di segare parti dei tronchi già abbattuti e poi di afferrarli e accatastarli. L’aria, intorno, ha un intenso profumo di legno, il canto del cigno di esemplari di rovere di quasi 80 anni. Ma l’immagine delle prime porzioni di bosco fatte a pezzi non preoccupano solo dal punto di vista ambientale. I boschi di Bernate costituiscono un primo presidio contro gli allagamenti di cui Arcore soffre periodicamente. Nei boschi hanno sede infatti sia il cosiddetto Laghettone, bacino naturale rafforzato da un terrapieno che trattiene le acque piovane, sia la recente vasca volano realizzata da BrianzAcque e decisiva per contenere le acque bianche. L’impermeabilizzazione di larghe porzioni di boschi viene vista come un elemento in conflitto con tutti gli sforzi fatti dal territorio nell’ultimo decennio per contrastare il fenomeno degli allagamenti.
E’ uno degli argomenti sollevati anche dall’attivista che nel pomeriggio si è piazzata nell’area di manovra della ruspa mettendo fine alla giornata di lavoro dell’operaio.