Pedemontana, la cornamusa tra le ruspe: l’ultimo saluto al bosco di Bernate

Contro Pedemontana a Bernate Francesco riempie il vuoto lasciato dagli alberi abbattuti con il suono della cornamusa.
Pedemontana è arrivata ai boschi di Bernate. C’è chi appende striscioni, chi lascia disegni, chi ferma le ruspe. Poi c’è chi riempie il vuoto lasciato dagli alberi abbattuti con il suono dellacornamusa. Quest’ultimo è il vimercatese Francesco Tattoni.
“Frequentavo spesso quella zona con la mia famiglia. Eravamo andati lì proprio il giorno prima di questa distruzione per una passeggiata tra i ricordi d’infanzia di mia moglie, mentre mio figlio rincorreva gli scoiattoli. Il giorno dopo, così all’improvviso, quel bosco è stato cancellato. Distrutto completamente. Dato che questa tristezza ci pervadeva, ho pensato di elaborarla come se fosse un lutto“.

Un ultimo saluto durato quaranta minuti di cornamusa. Un modo per esprimere il suo cordoglio e elaborare il lutto. Proprio là, dove verrà realizzata un’ulteriore colata di cemento e asfalto, proprio nella provincia più cementificata d’Italia: Monza e Brianza, con il 40,78% di suolo consumato, dati del rapporto ISPRA. Un’opera, Pedemontana, che attraverserà anche Lissone, il comune più cementificato di tutta la Lombardia, con il 71,43% del territorio coperto da cemento e asfalto.
“Ci si chiede il motivo di questa distruzione, perché abbattiamo e distruggiamo un’area verde? Ho voluto quindi fare un gesto che attirasse anche un po’ di attenzione, ognuno con il suo piccolo contributo dovrebbe portare attenzione su questo problema. Ci facciamo forse troppe poche domande sulla natura di quest’opera. Non sono un’ingegnere io, non mi permetto di contestare tecnicamente l’opera, ma quello che ci viene chiesto è un grosso sacrificio. So che a volte occorre fare sacrifici per il bene collettivo, ma cosa ci danno in cambio? Un’altra autostrada?”
Due i brani eseguiti contro Pedemontana ai boschi di Bernate. Amazing Grace scritto nel 1772 da John Newton, un ex trafficante di schiavi che, dopo aver attraversato una tempesta in mare e una crisi spirituale, si schierò a favore dell’abolizione della schiavitù. Un’opera usata in momenti di lutto, ma che nei secoli è diventata anche simbolo di speranza. “Magari chi ha in mano questo progetto può rendersi conto dell’errore che sta commettendo, anche se la speranza è vana”. Il secondo invece, Auld Lang Syne, si tratta di una canzone tradizionale scozzese usata per i saluti definitivi. “Un canto di addio rivolto agli alberi ancora rimasti”.
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Un gesto con un forte significato personale, ma che Francesco desidera possa essere anche tramite di un messaggio.
“Credo che sia fondamentale far sentire la propria voce sempre. Non bisogna disinteressarsi dei problemi locali e della comunità, anche solo per sapere se tutto viene fatto nel modo migliore. Il mio è un gesto anche per dare la voce a chi non ha voce: gli alberi. Esseri viventi parte di un ecosistema molto complesso spazzato via. Non importa quanto sia piccolo il contributo che uno può dare. Io ho suonato, i bambini hanno appeso disegni, altri legato sciarpe sugli alberi. Non importa cosa uno si sente in grado di fare, ma l’importante è venire lì a vedere e cercare di fare qualcosa. Non è vero che i gesti non valgono nulla, non bisogna rassegnarsi. Si può sempre dire di no, enormi cambiamenti sono nati da piccoli gesti“.