Dazi USA: preoccupazione in Lombardia, ma le imprese brianzole non si arrendono

“Siamo molto preoccupati” – ha affermato Giovanni Mantegazza, presidente di Apa Confartigianato Milano Monza e Brianza, riferendosi ai dazi imposti da Donald Trump. E la sua preoccupazione è quella della principali associazioni datoriali del territorio di Monza e Brianza. Un’area cuore della Lombardia, prima regione italiana per vendite nel mercato statunitense, con un export cresciuto di quasi il 9% nell’ultimo decennio. Le province maggiormente coinvolte, con un export superiore al miliardo di euro verso gli Stati Uniti: la città metropolitana di Milano, con oltre 4 miliardi di euro, seguita da Bergamo con oltre 1,3 miliardi e Brescia con 1,15 miliardi. Tra le altre province, Monza registra circa 800 milioni di euro, Varese 650 milioni, mentre Cremona, Lecco e Como superano i 300 milioni. Seguono Mantova con 250 milioni, Pavia con 100 milioni, Lodi con 58 milioni e Sondrio con 46 milioni.

“I dazi sono pesanti anche perchè noi stavamo avviando con gli USA dei rapporti e adesso c’è questo ostacolo – ha continuato il numero uno di Apa Confartigianato, che ha precisato: “I problemi c’erano anche prima, ovvero con l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Tanti artigiani esportavano in Russia e hanno visto chiudersi quel mercato. I nostri artigiani non si sono per questo arresi e hanno trovato un nuovo mercato guardando alla Polonia. Il messaggio che voglio trasmettere è di forza e di ottimismo: noi nelle difficoltà tiriamo fuori il meglio. L’artigianato è vivo.”
Il dazio al 20% su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy, costerà ai consumatori americani un rincaro di oltre 91 milioni di euro solo per cibi e bevande prodotti nelle province di Milano, Lodi e Monza Brianza, che sale a più di 230 milioni di euro se si considera l’intero export lombardo verso gli Usa dei prodotti della tavola. È quanto stima la Coldiretti interprovinciale su dati Istat in merito all’annuncio del presidente americano Donald Trump di imporre tariffe aggiuntive su tutte le merci europee.
Il commento di Assolombarda
“L’introduzione dei dazi sui prodotti europei è un grave errore che rischia di avere conseguenze pensanti sulla nostra economia – ha dichiarato Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda -. Questo è tanto più vero per un territorio come quello lombardo che, con 163 miliardi di euro, fa il 26% dell’export italiano e per cui gli USA sono il primo partner commerciale extra UE. Siamo davanti ad un nuovo ordine che agirà su logiche diverse da quelle che hanno segnato il commercio mondiale da quando è stato fondato il WTO a Marrakech nel 1994. Ma, indipendentemente da tutto, i dazi fanno male anche all’America che con il resto del mondo è profondamente interconnessa lungo le catene globali del valore e tra aziende: davanti ad un’epoca di sovranismo politico il mondo resta globale nei commerci e nelle reti. Dobbiamo negoziare a livello europeo con gli USA utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione, per esempio sul versante dei servizi tech, dove come Europa siamo in disavanzo rispetto all’America. Allo stesso tempo la scelta degli USA ci impone con massima urgenza di falciare le barriere interne che l’UE si è autoinflitta per l’eccessiva regolamentazione, l’equivalente di un dazio del 45% che le imprese devono pagare”.

Il commento di Confimi Monza e Brianza
“Ritengo che l’obiettivo di Trump, chiaramente esplicitato, è aumentare il prezzo delle importazioni e rendere le stesse meno vantaggiose rispetto a prodotti o servizi nazionali, a difesa di una economia americana che fino ad oggi ripiegava principalmente su importazioni soprattutto dal mercato cinese. – ha commentato Franco Goretti, presidente di Confimi Monza e Brianza, che ha aggiunto – E’ altrettanto chiaro che la scelta di una applicazione indistinta di dazi a tutti i paesi europei, finirà per contro per determinare un aumento della inflazione americana con evidenti effetti recessivi e non di sviluppo economico tanto atteso da Trump.

“In Italia ed in Europa l’effetto dei dazi indifferenziati, ovvero applicati senza alcuna preventiva valutazione dei beni e/o servizi e delle specificità delle bilance commerciali dei singoli Stati membri, avrà un indubbio impatto sulle economie nazionali con la necessità di volgere lo sguardo verso paesi alternativi. Il giudizio critico da tutti manifestato in queste ore deve necessariamente essere portato su un idoneo tavolo di dialogo politico ed economico che punti principalmente alla tutela del mercato italiano che in questo momento vive una profonda crisi, e non alla adozione di contromisure generiche che finirebbero solo per incentivare una guerra commerciale con effetto di indebolimento dell’economia del nostro paese e del mercato europeo a favore di altri attori globali.”