Pedemontana: cosa ci insegna?

3 aprile 2025 | 10:53
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Pedemontana: cosa ci insegna?

Perchè c’è sempre modo e tempo per imparare. E c’è ancora tempo per fare meglio di come si sta facendo.

Siamo in molti ad essere colpiti in queste settimane dalla devastazione in corso nelle nostre campagne e nei nostri boschi. Alcuni di noi avevano previsto tutto questo tempo fa, quando il progetto era persino diverso. In tutti questi anni si è discusso con molti, che mettevano in luce i problemi di traffico e di attraversamento est-ovest, realmente esistenti. Anni fa i Comuni uniti investirono anche risorse proprie per mettere in campo una soluzione alternativa, che si sviluppasse sulla rete stradale esistente e sul suo potenziamento. Sembra del tutto dimenticata nel dibattito odierno. Oggi disillusione e rabbia la fanno comprensibilmente da padroni, e si fa sempre più fatica a trovare padri e madri di questo assurdo progetto. Quasi nessuno più lo difende. Ma compaiono a sorpresa figure inattese che, come illuminate sulla vai di Damasco, si presentano oggi attente e interessate. Suona un po’ strumentale, ma diamo il benvenuto a tutti. Il rischio, probabilmente persino la certezza ormai, è che da questa vicenda si rafforzi il messaggio che i politici sono tutti uguali, che alla fine sono tutti ugualmente colpevoli e che la colpa sia un po’ di tutti. Di notte tutti i gatti sono neri, già. Ma è proprio questo il motivo per cui oggi ci troviamo pedemontana sulle nostre zone verdi. Quelle stesse aree che alcuni Comuni hanno deciso di salvaguardare dalla possibilità di costruire e hanno preservato e tutelato. A furia di non vedere le differenze ci becchiamo le conseguenze delle cattive scelte di chi ha dalla sua la forza della propaganda e, va detto, anche degli interessi economici. Bisogna fare fatica per essere cittadini attivi. E la democrazia comporta uno sforzo. Ad esempio i dati sul consumo di suolo e sugli abitanti per metro quadro parlano molto chiaro e sono di facile lettura. Ad esempio le leggi che hanno permesso di saltare la discussione e l’accordo con i comuni portano un nome e un cognome. Bisogna capire bene con chi prendersela perché chi oggi siede su un camion o una ruspa non è chi ha deciso questa devastazione. Chi ha deciso si trova al riparo nel suo ufficio di palazzo Lombardia, ma al più tardi nel 2028 potrebbe finalmente uscirne. Se vogliamo che di pedemontane non ne succedano più dobbiamo fare la fatica di riprenderci il gusto della partecipazione e dell’approfondimento. Per tempo.

roberto rampi

La proposta

Ma aggiungo due riflessioni sull’oggi perché non è tutto perduto. C’è modo e modo di fare i cantieri e modo e modo di completare i lavori iniziati e definire quelli futuri. Io sono rimasto scioccato, e per fortuna il tempo e l’esperienza non mi ha assuefatto abbastanza per evitare di sorprendermi ancora, da come ad esempio non si sia almeno tentato di salvare e spostare gli alberi dei boschi distrutti in queste settimane. Non avrebbe salvato quegli ecosistemi ma avrebbe almeno dimostrato una preoccupazione e una attenzione che mi sembra mancare del tutto. E allora a Pedemontana che lancia appelli alla civiltà delle proteste e alla riduzione delle tensioni io rilancio con un appello tardivo ma non inutile a cambiare passo. Si dimostri la comprensione del valore delle aree interessate e del danno generato. Si vedano boschi, colline, habitat laddove si sono visti solo spazi vuoti su una cartina. Si decida di evitare tutto quanto è ancora possibile evitare (ed è molto) e si faccia davvero un cambio di registro nei confronti della cittadinanza e delle amministrazioni comunali che la rappresenta. Non è mai troppo tardi.